Spazio pubblico dedicato a Ramelli. Nanni: “Iniziativa inopportuna”
di Davide Nanni*
Recentemente è passata quasi inosservata l’intitolazione di un’area verde al giovane studente Sergio Ramelli, militante di estrema destra assassinato nel 1975 in modo crudele e del tutto ingiustificato. Ramelli, all’epoca appena diciottenne, pagò con la vita il clima di intenso scontro ideologico che caratterizzava quel periodo in Italia.
Si stima che le vittime del terrorismo politico e delle stragi degli anni ‘70, causate dalla cosiddetta “strategia della tensione”, siano circa 350. Molti giovani innocenti, con storie diverse, persero la vita a causa di opposti estremismi o della severa risposta repressiva dello Stato; tra questi ricordiamo Giorgiana Masi, Francesco Lorusso, Fusto Tinelli, Lorenzo Iannucci, Walter Rossi, Claudio Varalli e Giannino Zibecchi.
Per questo motivo risulta inopportuna l’iniziativa di dedicare uno spazio pubblico alla memoria esclusiva di Ramelli, proposta da Fratelli d’Italia e mai discussa in Consiglio comunale, adottata senza esitazioni dalla Commissione Toponomastica del Comune di Ferrara. Questa scelta non solo appare limitativa, ma rischia di generare confusione rispetto a un passato doloroso che non deve essere rimosso o distorto, ma piuttosto ricordato nella sua tragica totalità. Questo fa parte integrante della nostra Storia repubblicana e, soprattutto, ha molto da insegnare alle nuove generazioni: le grandi utopie e le speranze generazionali devono alimentare progetti concreti e pacifici di cambiamento sociale, mai atti di violenza fine a se stessi.
In molte zone d’Italia, invece, abbiamo osservato come il nome di Sergio Ramelli sia stato frequentemente strumentalizzato da gruppi di estrema destra per promuovere messaggi di odio e organizzare celebrazioni neofasciste inquietanti, accompagnate da rituali anacronistici. La pietà umana per un giovane senza precedenti penali, assassinato in modo brutale per motivi di puro odio ideologico, non è una giustificazione sufficiente per celebrazioni politiche di parte, che mirano a riabilitare un passato carico di ombre e scheletri nell’armadio.
Per questo motivo ritengo sarebbe stato più appropriato intitolare quell’area verde a tutte le vittime dell’odio politico che ha insanguinato il nostro Paese negli anni ’70 del Novecento. Un vulnus con cui, prima o poi, la Commissione Toponomastica e il Comune di Ferrara dovranno confrontarsi nuovamente. Non solo per evitare che la nostra città diventi meta di un pellegrinaggio indesiderato, ma anche, soprattutto, per realizzare un atto di memoria condivisa che parli davvero a tutti i ferraresi.
*Consigliere Comunale Pd Ferrara
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