Dall’iCub a Generative Bionics: la robotica e il futuro che abbiamo costruito insieme
Giorgio Metta, Direttore Scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia, con il robot iCub
Se dovessi evidenziare un traguardo della mia carriera nel campo della robotica, rifletterei sui primi anni 2000, quando, dopo due anni trascorsi al MIT negli Stati Uniti, io e Giulio Sandini abbiamo ottenuto i finanziamenti per sviluppare un piccolo robot umanoido che potesse servire come punto di riferimento per la comunità robotica internazionale. Lo abbiamo chiamato iCub e, in quel momento, sembrava quasi fantascienza.
iCub era più di un semplice robot; era una piattaforma aperta e di lungo termine. Il suo scopo era investigare l’apprendimento attraverso l’interazione tra il robot e il suo ambiente, nonché l’interazione uomo-robot, ispirando al contempo una nuova generazione di robotici. Le potenziali applicazioni spaziavano dall’industria all’assistenza nelle attività quotidiane delle persone. Nello stesso periodo, fu fondato l’Istituto Italiano di Tecnologia a Genova, sotto la guida di Roberto Cingolani, e iCub divenne rapidamente il suo emblema.
Tuttavia, la storia di iCub non riguarda solo un robot; riguarda principalmente le persone che ha formato nella ricerca, nella tecnologia e nel business. Nel corso degli anni, il settore robotico dell’IIT è fiorito, evolvendosi in un terreno fertile per talenti che oggi portano avanti quella visione a livello globale.
Nel 2013, Daniele Pucci ha iniziato a lavorare su iCub dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in ingegneria aerospaziale, formandosi sotto la guida di Francesco Nori, che all’epoca era ricercatore presso l’IIT e oggi è direttore del laboratorio di robotica di Google DeepMind a Londra. Insieme ad Alessio Del Bue, Marco Maggiali e Andrea Pagnin, è emersa una combinazione di competenze che comprendeva intelligenza artificiale, robotica, economia e design industriale, tutte convergenti attorno a quella piattaforma iniziale di studio sulla robotica umanoida e sull’IA, capace di attrarre talenti. Questa collaborazione ha portato a un tassello cruciale della Robot Valley genovese: la startup Generative Bionics.
Generative Bionics nasce filosoficamente da un ramo di iCub e tecnologicamente dal progetto ergoCub, sviluppato dall’IIT in collaborazione con l’INAIL. È la quarantunesima startup emersa dalla ricerca dell’IIT, la più grande tra esse e probabilmente il spin-off accademico più significativo in Europa. L’obiettivo è creare robot umanoidi intelligenti e sofisticati che possano essere integrati nella vita quotidiana e lavorare a fianco degli esseri umani. Questo rappresenta un esempio tangibile di come gli investimenti pubblici nella ricerca fondamentale possano generare valore reale per la società e per il sistema economico nazionale.
L’azienda ha attirato un consorzio di investitori di alto profilo, tra cui CDP Venture Capital, AMD Ventures, Duferco, Eni Next, RoboIT e Tether, per un investimento totale di 70 milioni di euro. Si tratta di cifre significative per l’ecosistema dell’innovazione italiano e di una solida base per competere sia a livello europeo che globale.
Nel frattempo, il panorama internazionale della robotica umanoida sta vivendo un’accelerazione straordinaria. Giganti come Tesla, Figure.ai, Xiaomi e numerose imprese cinesi stanno investendo miliardi nello sviluppo di macchine in grado di muoversi, apprendere e interagire in ambienti complessi. Questi sistemi sono alimentati dall’intelligenza artificiale, inclusa l’IA generativa, e da architetture di controllo sempre più avanzate, destinate a trasformare la manifattura, la logistica, l’assistenza e gli ambienti domestici. L’Italia, rafforzata dalla sua tradizione nella meccatronica e nella robotica industriale, ha ora una reale opportunità di entrare in questo mercato in rapida crescita.
Oggi riconosciamo che il valore di un’istituzione come l’IIT non si misura solo dai risultati scientifici, ma anche dalle persone che ha formato e dalle idee che ha coltivato. Se l’Italia ha un ruolo nella robotica globale, lo deve anche a questo ecosistema di talenti e visioni condivise.
Ma questa non è la conclusione della storia. L’IIT continua a progredire. Mentre le aziende portano le tecnologie nelle fabbriche, il nostro ruolo rimane quello di immaginare il salto successivo. La robotica umanoida deve ancora evolversi per uscire dalle fabbrure del futuro e diventare più simile all’essere umano nell’interazione. Non androidi, ma robot con meccanismi flessibili, interazioni delicate, grande destrezza nella manipolazione, sensori tattili ispirati alla pelle, elettronica flessibile e architetture cognitive derivate dalle neuroscienze. Non un’evoluzione incrementale, ma un cambio di paradigma.
In una società che invecchia rapidamente, la robotica diventerà sempre più necessaria. L’IIT la interpreta come un’integrazione di scienza dei materiali, microelettronica, neuroscienze e intelligenza artificiale. Un luogo unico che incarna il sogno di una vera Robot Valley, di cui sono orgoglioso di far parte.
*Direttore Scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia