Condanna a tre anni per il collaboratore di Buzzi nel caso Big Town.

Condanna a tre anni per il collaboratore di Buzzi nel caso Big Town. 1

È divenuta definitiva, dopo tre gradi di giudizio, la sentenza di tre anni nei confronti di Lorenzo Piccinini, il 23enne complice del 41enne Davide Buzzi, che è stato processato con l’accusa di tentata estorsione aggravata ai danni di Vito Mauro Di Gaetano, titolare del bar Big Town situato in via Bologna. I due avevano richiesto il pagamento di una sorta di “pizzo” di 3mila euro, sostenendo la loro richiesta con la grave minaccia di incendiare il locale nel caso in cui ci fosse stato un rifiuto.

La settima sezione della Suprema Corte, lo scorso 14 aprile, ha rigettato il ricorso presentato dal legale, l’avvocato Giampaolo Remondi, rendendo così irrevocabile la condanna. La pena era stata inflitta con rito abbreviato dal tribunale di Ferrara in primo grado e successivamente confermata dalla Corte d’Appello di Bologna. Piccinini, inoltre, per altre questioni, era già stato condannato in via definitiva a un anno di reclusione per rapina aggravata e a un anno e due mesi per tentata rapina aggravata.

La richiesta estorsiva formulata da Buzzi sarebbe stata giustificata dalla tragica scomparsa del proprio figliastro e cugino di Piccinini, il 19enne Edoardo Bovini, deceduto a causa di un improvviso malore mentre si trovava all’esterno del Big Town, nella notte tra il 12 e il 13 agosto 2023. Buzzi considerava il proprietario del bar responsabile per un presunto (e mai accertato) ritardo nei soccorsi. Tuttavia, le indagini hanno dimostrato che, quella sera, Vito Mauro Di Gaetano si trovava a Modena, presso un’altra attività da lui gestita.

L’estorsione non ebbe successo, risultando essere il preludio alla tragedia del 1° settembre 2023: Buzzi e Piccinini furono infatti colti di sorpresa dalla reazione violenta di Vito Mauro Di Gaetano e di Giuseppe Di Gaetano, entrambi condannati in primo grado a 28 anni di carcere dalla Corte d’Assise del Tribunale di Ferrara. In quell’episodio, Buzzi perse la vita, mentre Piccinini rimase gravemente ferito. Sopravvissuto, è stato quindi chiamato a rispondere del reato di tentata estorsione aggravata.

Per Piccinini, già dopo la condanna di primo grado a tre anni, era stata revocata la sospensione condizionale della pena. Attualmente si trova agli arresti domiciliari dal 23 settembre 2023, fatta eccezione per due periodi di detenzione nel carcere di via Arginone.

L’ultimo periodo risale al 27 gennaio scorso, quando, durante un controllo, non aveva aperto la porta di casa ai carabinieri. L’episodio era stato segnalato alla Corte d’Appello, che aveva disposto l’aggravamento della misura cautelare. Tuttavia, la difesa era riuscita a dimostrare l’insussistenza della violazione, ottenendo così, lo scorso marzo, il ripristino degli arresti domiciliari da parte del tribunale del Riesame, con l’obbligo di indossare il braccialetto elettronico.

 

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