Quella realtà fragile che definiamo democrazia

Quella realtà fragile che definiamo democrazia 1

di Tommaso Vissoli

Lunedì 20 aprile, alle ore 11, l’Aula Magna del Dipartimento di Giurisprudenza di Ferrara ha ospitato un pubblico numeroso – oltre 200 partecipanti – per la presentazione dell’ultimo volume della professoressa Marta Cartabia, “Custodi della democrazia. La Costituzione, le corti e i confini del politico” (Egea, 2026).

L’evento ha costituito un’occasione di riflessione sui principi e sulle sfide delle democrazie moderne. Professoressa ordinaria di Diritto costituzionale presso l’Università Bocconi di , già presidente della Corte costituzionale e ministra della Giustizia nel governo Draghi, Cartabia ricopre attualmente anche il ruolo di presidente della Commissione di del Consiglio d’Europa.

A introdurre l’evento sono stati il direttore del Dipartimento, prof. Marco Magri, e il prof. Andrea Pugiotto dell’Università di Ferrara, mentre il dialogo con l’autrice è stato moderato dalla prof.ssa Giuditta Brunelli.

<pal centro dell’intervento di cartabia si trova l’ambizione, sia semplice che complessa, di rendere accessibili a un pubblico vasto argomenti spesso relegati al dibattito giuridico specialistico. Il libro si propone infatti di comunicare “a tutti”, utilizzando un linguaggio chiaro ma mai superficiale, affrontando una delle convinzioni più diffuse e riduttive: l’identificazione della democrazia con il semplice principio di maggioranza.

Cartabia contesta questa visione semplificata, evidenziando come “la democrazia costituzionale non possa limitarsi al dominio della maggioranza, ma necessiti di limiti, equilibrio e, soprattutto, dialogo”.

La politica, lungi dall’essere delegittimata, rimane “il luogo imprescindibile del confronto e delle decisioni”; tuttavia, essa deve riconoscere i propri confini. Eliminare le mediazioni, infatti, “non significa superare il conflitto, bensì radicalizzarlo e polarizzarlo”.

Un aspetto centrale dell’analisi riguarda il rapporto tra politica e corti costituzionali. Secondo Cartabia, esiste un circuito problematico: “la debolezza della politica tende ad accrescere il protagonismo delle corti, mentre l’espansione del ruolo delle corti può a sua volta accentuare la della politica”.

Per uscire da questo “cortocircuito”, l’autrice propone il modello del “costituzionalismo collaborativo”, basato su una cooperazione continua tra istituzioni. Non può esistere una democrazia senza limiti, ma neppure una democrazia priva di dialogo: “il suo punto più alto non è lo scontro, bensì la collaborazione”.

Durante l’incontro è stato inoltre sottolineato come la nascita delle corti costituzionali sia storicamente legata alle tragedie del Novecento, quando anche leggi formalmente legittime sono diventate strumenti di oppressione. Da qui l’esigenza di istituzioni indipendenti capaci di tutelare i diritti fondamentali.

Le corti non devono essere considerate come organi “contro” la politica, ma come garanzia per tutti i cittadini, comprese le minoranze”. Particolare attenzione è stata riservata alle minacce contemporanee all’indipendenza delle corti, un fenomeno riscontrabile in diversi paesi attraverso riforme istituzionali o pressioni più sottili.

Cartabia ha evidenziato l’importanza di intervenire in modo preventivo per preservarne l’autonomia, “poiché una volta compromessa risulta difficile da ricostruire”.

Non sono mancati riferimenti al contesto italiano, dove emergono alcune criticità: da un lato, la lentezza nella nomina dei giudici costituzionali da parte del Parlamento, che in passato ha rischiato di compromettere il funzionamento della Corte; dall’altro, la scarsa attenzione del legislatore alle decisioni della stessa.

Tra le possibili prospettive di riforma, è stata discussa anche l’ipotesi – già adottata in altri ordinamenti – di consentire ai cittadini l’accesso diretto alla Corte costituzionale, tema sul quale l’autrice mantiene una posizione cauta ma aperta al confronto.

In conclusione, l’intervento di Marta Cartabia ha fornito una riflessione articolata e attuale sullo stato della democrazia costituzionale, evidenziando come la sua tenuta dipenda da un equilibrio delicato tra poteri, dal rispetto dei limiti e, soprattutto, dalla capacità di mantenere vivo un dialogo costante tra istituzioni e società.

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