Imprenditore di 43 anni assolto dall’accusa basata sulla normativa relativa alla Terra dei Fuochi.
Migliarino. Si trovava di fronte al giudice con un’accusa grave, quella di combustione illecita di rifiuti, un reato ambientale che prevede pene da due a sette anni di reclusione, introdotto per combattere il fenomeno dello smaltimento illegale dei rifiuti e dei roghi tossici nella Terra dei Fuochi, situata tra le province di Napoli e Caserta.
Tuttavia, alla fine di ieri (29 maggio), è stato assolto con formula piena, dopo che il giudice del tribunale di Ferrara ha accolto la posizione della difesa.
Il protagonista della vicenda è un uomo di 43 anni, titolare di un’azienda di movimento terra, che, secondo la ricostruzione della Procura, avrebbe permesso, tollerato e in ogni caso non impedito che venisse appiccato il fuoco a un cumulo di rifiuti vari, tra cui travi in legno e materiali derivanti da attività di demolizione.
I fatti risalgono al 10 ottobre 2023 e si sono verificati all’interno di un cantiere in via San Vitale a Migliarino, nel comune di Fiscaglia.
Per l’uomo, dopo l’intervento dei tecnici di Arpae, la Procura aveva inizialmente richiesto un decreto penale di condanna. Decreto al quale la difesa – rappresentata dagli avvocati Carmelo Marcello e Lorenzo Marchesini – aveva opposto resistenza. Così, il procedimento era giunto a dibattimento davanti al giudice monocratico.
Al termine della requisitoria, la vice procuratrice onoraria Sheila Davi aveva chiesto la condanna del 43enne a due anni di reclusione in primo grado.
I legali, invece, nella loro arringa, hanno sostenuto che non si trattasse di rifiuti abbandonati o depositati in modo incontrollato, ma di materiali in attesa di un regolare smaltimento. Secondo la difesa, infatti, i rifiuti sarebbero stati ritirati nei giorni successivi da un’azienda con cui era già stato stipulato un accordo per il recupero.
Gli avvocati hanno poi escluso qualsiasi ipotesi di incendio doloso volto a risparmiare sui costi di smaltimento, evidenziando l’assenza di inneschi e attribuendo il rogo a cause accidentali.
A sostegno della loro tesi, hanno inoltre ricordato che il 43enne aveva provveduto autonomamente alle operazioni di spegnimento del rogo, utilizzando i propri mezzi. Apparecchiature dal valore di migliaia di euro, con il concreto rischio di essere danneggiate dalle fiamme che in quel momento si erano propagate nell’area.
Una strategia difensiva che alla fine è stata accolta dal giudice Anna Maria Totaro, che ha assolto l’imputato perché il fatto non sussiste.
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