Inviato a processo l’infermiere accusato di omicidio e maltrattamenti nei confronti dei pazienti.

Argenta. Matteo Nocera, un infermiere di 44 anni, sarà sottoposto a processo per l’omicidio volontario pluriaggravato di Antonio Rivola, un uomo di 83 anni deceduto a settembre 2024 durante il ricovero nel reparto di Lungodegenza Post-Acuzie Riabilitativa Geriatrica dell’ospedale Mazzolani-Vandini di Argenta. La decisione è stata presa dal gup Giovanni Solinas del tribunale di Ferrara nella tarda mattinata di giovedì 25 giugno, dopo l’arringa difensiva dell’avvocato Lorenzo Valgimigli, che insieme al collega Giacomo Valgimigli, rappresenta l’imputato.

Nocera è stato rinviato a giudizio per tutte le accuse, ad eccezione di due, relative a presunti maltrattamenti nei confronti di altri pazienti, che durante le indagini erano stati sottoposti al test del capello. Secondo il consulente della Procura, da tali esami non sarebbero emersi elementi sufficienti a sostenere l’accusa. Pertanto, per questi due capi, come richiesto anche dalla pm Barbara Cavallo durante la sua requisitoria, il gup ha emesso una sentenza di non luogo a procedere.

Il processo si svolgerà il 17 settembre davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Ferrara. Attualmente, dopo un periodo di detenzione nel carcere di Ravenna, l’infermiere si trova agli arresti domiciliari, in attesa della decisione della Corte di Cassazione riguardo a due ricorsi pendenti sulla misura cautelare da applicare.

L’accusa principale contro Nocera è quella di aver somministrato all’anziano paziente deceduto, senza alcuna finalità terapeutica (poiché non vi erano finalità terapeutiche), un farmaco, l’Esmeron, un miorilassante utilizzato generalmente in medicina d’urgenza per facilitare l’intubazione durante interventi in anestesia generale, che richiede supporto di respirazione artificiale. In assenza di tale assistenza, il farmaco può risultare letale, poiché impedisce al paziente di respirare autonomamente.

Inoltre, il 44enne è accusato di maltrattamenti pluriaggravati nei confronti di altri otto pazienti, tutti ricoverati all’ospedale di Argenta tra settembre e ottobre di due anni fa. Secondo la Procura di Ferrara, l’uomo avrebbe somministrato in modo abituale agli anziani degenti benzodiazepine e altri sedativi, tra cui Midazolam, Haldol e Naloxone – quest’ultimo, peraltro, scaduto – senza alcuna prescrizione medica formale da parte dei medici di turno.

Per questo motivo, deve anche rispondere di esercizio abusivo della professione medica, per cui è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, oltre a falso in atto pubblico. Secondo l’accusa, avrebbe attestato in modo consapevole circostanze non veritiere nelle cartelle cliniche, con l’obiettivo di coprire i presunti maltrattamenti. Emblematico è il caso di un paziente al quale l’infermiere avrebbe somministrato arbitrariamente un sedativo: tale somministrazione non sarebbe stata annotata in cartella clinica, dove si faceva riferimento a un generico stato di assopimento dell’anziano, senza indicarne la reale causa. Solo in un secondo momento sarebbe stata riportata la prescrizione del farmaco, quando questo era già stato somministrato.

In un’altra occasione, risalente al 22 settembre 2024, l’infermiere – secondo la ricostruzione della Procura – avrebbe provocato lesioni gravi a un paziente utilizzando un bisturi per effettuare un’incisione nelle parti intime senza anestesia, causando dolore e conseguenze significative. Sempre secondo l’accusa, dopo quell’episodio l’anziano, che sarebbe stato anche oggetto di umiliazioni verbali, fu costretto a sottoporsi a un ulteriore intervento chirurgico, da cui si riprese solo dopo quaranta giorni di convalescenza.

All’infermiere 44enne vengono inoltre contestati i reati di truffa aggravata e di esercizio abusivo della professione infermieristica, in relazione a un titolo di studio “fantasma” che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stato conseguito indebitamente in Romania per poter lavorare per l’Ausl senza avere i requisiti necessari. Gli viene contestato anche il reato di interruzione di pubblico servizio. Tale accusa è condivisa con una dottoressa del reparto, la quale risulta a sua volta indagata – sempre in concorso con l’infermiere – per il reato di falso in atto pubblico.

La donna, difesa dall’avvocata Maria Luigia Mezzogori, avrebbe fatto da “scudo” a Nocera. Secondo l’ipotesi della Procura, avrebbe compilato cartelle cliniche di alcuni pazienti in modo non veritiero, omettendo in alcuni casi di annotare circostanze rilevanti. Sempre secondo l’accusa, avrebbe inoltre chiesto all’infermiere indagato – durante il servizio – di allontanarsi dall’ospedale per recarsi presso l’abitazione della propria anziana madre e prestarle assistenza medica domiciliare. La sua posizione è stata stralciata e incardinata in un filone processuale connesso, ma parallelo, e approderà davanti al gup all’udienza fissata per giovedì 2 luglio.

Nelle carte dell’inchiesta, sempre per falso in atto pubblico, era finita anche una seconda dottoressa – difesa dall’avvocato Marco Linguerri – che però è stata archiviata.

“Finalmente inizia il processo, anche perché finora abbiamo sempre trattato questioni preliminari con la palla che è sempre stata nel campo del pubblico ministero” commenta l’avvocato Lorenzo Valgimigli. “Noi siamo sereni riguardo all’innocenza di Matteo – prosegue – e lo è anche Matteo. Confidiamo di vincere questo processo. Anche perché se un infermiere, nel 2024, pensa di sopprimere una persona utilizzando il curaro, con tutti i mezzi venefici che esistono, forse è un infermiere poco al passo con i tempi. A me pare poco probabile. L’ultima volta che ne ho sentito parlare era al tempo degli indiani, a nessuno verrebbe in mente di utilizzarlo. Anche tra gli stessi cosiddetti angeli della morte nessuno lo ha mai utilizzato.”

Valgimigli ripone molta fiducia nell’apporto scientifico che potrà fornire in udienza il proprio consulente, il medico legale Rafi El Mazloum, presente in aula: “Non possiamo anticipare nulla, ma vedrete delle sorprese. Ci sarà una grande battaglia scientifica sul curaro. Anche se mi sembra che questo processo non abbia basi solide. Normalmente tutti questi processi si fanno con una prova diretta. I carabinieri ricevono una segnalazione sospetta, vanno, mettono dei sistemi di videosorveglianza per avere una prova diretta dei maltrattamenti. Perché i pazienti che sarebbero stati terrorizzati da Nocera non sono stati sentiti? A loro sono stati però prelevati i capelli per i test, da cui non è emerso nulla.”

“Questa – conclude l’avvocato – è una vicenda che non ammette pareggio. Ci sarà chi vince e chi perde. Per fortuna Ferrara ha un’amministrazione della giustizia molto efficiente e avere un’udienza già fissata per il 17 settembre è una grande garanzia.”

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