Ferrara Sotto le Stelle: inizialmente una camminata sul Listone, seguita dall’incanto dei Kings of Convenience.
di Emanuele Gessi
Chissà se qualcuno l’ha notato. La sera precedente al concerto dei Kings of Convenience presso la Delizia Estense di Benvignante, Erlend Øye (il cantante principale) si aggirava da solo per le vie del centro di Ferrara, apparendo eccentrico come ci si aspetterebbe, con un cappellino visiera e un paio di pantaloni corti da spiaggia. Viene colto in un momento di curiosità mentre scruta, attraverso il vetro, all’interno di un negozio storico di corso Porta Reno, chiuso naturalmente a quell’ora, portando le mani ai lati del volto per cercare di vedere oltre l’oscurità del locale.
Spinto dalla curiosità, poco dopo Øye si dirige verso piazza Trento e Trieste, dove scopre una partita di calcio improvvisata sul listone. Alcuni ragazzi scalzi, in calze o infradito, si contendono il pallone senza alcun vero confine di gioco. I pochi passanti che passano non riconoscono Øye, ma temono che una pallonata possa infrangere le vetrine della piazza. Øye non sembra preoccuparsene e continua a godersi lo spettacolo, aggiungendo che a Bergen, la città norvegese d’origine dei Kings, questo non potrebbe accadere, “a causa del freddo”.
Trova invece “bellissima” la scena. Catturato dall’istante, esprime un apprezzamento per la caratteristica di Ferrara di essere “città delle biciclette”, un fatto di cui sembra essere a conoscenza per qualche motivo. Poi inizia a parlare di altro, mentre i ragazzi quasi lo colpiscono per sbaglio, e si appassiona nel difendere le virtù della musica di “saper essere divisiva”, riferendosi alle discussioni tra appassionati, che secondo il norvegese hanno il diritto di polarizzare le opinioni. Afferma che anche chi scrive recensioni (“un genere in declino”) dovrebbe avere più audacia, “mettere se stesso sulla pagina e ignorare le critiche. Dopotutto non stiamo parlando della verità assoluta sulla vita e sulla morte”.
Ventiquattr’ore dopo, i Kings of Convenience (il duo composto da Øye e dal suo compagno Eirik Glambek Bøe) incantano il pubblico di Ferrara Sotto le Stelle 2026. La folla è giunta anche da lontano per assistere a quella che è stata una delle prime date del lungo tour 2026-27 dei Kings of Convenience, che dall’Italia si espanderà poi a un itinerario internazionale.
Alla Delizia Estense della frazione argentana erano presenti persone arrivate fin dal Messico, dal nord Europa, da Siracusa (“Ciao mbare!”, ha sorriso Øye dal palco, lui che a Siracusa da qualche anno risiede), ma anche da Venezia, Bologna, Padova e molte altre città. Le automobili erano così numerose che, raccontano i custodi del parcheggio, ci si chiede come possano esserci “1200 persone se ci sono 2000 macchine”. Le auto si accalcano nei campi e intorno al fienile, mentre nella piccola Benvignante, paese di appena 98 abitanti, si forma una lunga fila di traffico.
Fin dall’inizio fa molto caldo. Ci sono zanzare, ventagli e l’odore dell’antizanzare. In attesa paziente, una parte del pubblico si sistema direttamente a terra, sui cuscini e sui teli. È una platea particolarmente educata e devota al duo norvegese. Le ultime luci del giorno si
spengono e la musica inizia.
Prima dei Kings si esibisce Naomi Berrill, violoncellista irlandese che vive a Firenze da diversi anni. È Øye a presentarla, uscendo sul palco con camicia azzurra e pantaloni chiari: “Benvenuti. Suoneremo fra mezz’ora, ora faccio una piccola introduzione della musicista che aprirà il
concerto”. Dal pubblico si sente un bisbiglio divertito: “Sa parlare italiano”. Per chi li conosce, in realtà, questa non è una sorpresa, considerando che il norvegese ha un progetto musicale, La Comitiva, in cui canta nella nostra lingua.
Dopo un paio di canzoni, Øye riappare rannicchiato in un angolo del palco come spettatore. Seduto per terra, si dondola, sorride e sembra completamente immerso nell’esibizione di Berrill. Ancora una manciata di brani di Berrill, poi per Erlend Øye ed Eirik Glambek Bøe arriva il momento di assumere il ruolo di protagonisti.
Alle 21:45 fanno la loro apparizione sul palco e danno inizio al concerto. La prima canzone, My Ship Isn’t Pretty, la eseguono in punta di forchetta. E qui si presenta una delle immagini più intense della serata, con Øye e Bøe che si avvicinano progressivamente fino quasi a toccarsi, invece di limitarsi a suonare uno accanto all’altro, cercandosi continuamente con un atteggiamento un po’ fanciullesco verso l’amicizia.
Le loro voci si intrecciano in armonizzazioni praticamente continue. Arrivano Love Is No Big Truth e poi Cayman Islands, il brano che molti associano a un’immaginaria atmosfera tropicale ma che in realtà nasce da un’esperienza vissuta ad Amsterdam. La temperatura aumenta e i due si tolgono le giacche.
A quel punto, Øye e Bøe invitano sul palco anche il trio d’archi, che li accompagna in questa parte italiana del tour: Tobias Hett alla viola, presenza storica nella discografia della band, Naomi Berrill (sempre lei) al violoncello e Davide Bertolini al contrabbasso. Bertolini è un musicista italiano di Reggio Emilia che da anni vive in Norvegia, dove ha aperto il proprio studio proprio a Bergen, la città dei Kings of Convenience, diventando anche il produttore del loro secondo e terzo album e, in parte, del quarto.
Con The Weight of My Words, diventa subito evidente anche un altro aspetto. Se l’attenzione del pubblico è attratta dal duo, e in particolare dall’istrionico Øye, c’è un altro musicista che finisce per esercitare un fascino particolare: Hett. Basta osservare con quale rispetto gli altri musicisti sul palco lo guardano. È uno dei suoni storici dei Kings of Convenience, quello della viola che attraversa la loro discografia fin dagli inizi e che, per chi li conosce bene, è “immediatamente riconoscibile”, commenta lo stesso Bøe.
Dopo Summer on the West Hill arriva Sorry or Please e con essa cambia nuovamente il ritmo. “Vi portiamo nelle strade di Bergen”, annunciano i due. Il ritmo aumenta, Øye arriva persino a imitare – in modo magistrale – una tromba con la bocca (uno sketch virtuosistico che riproporrà ancora nel corso della serata). Poi c’è Fugitive, inedita, prima che gli altri tre musicisti lascino temporaneamente il palco.
Come all’inizio restano soltanto Øye e Bøe. È il momento in cui i due si aprono agli spettatori e raccontano le loro origini. Prima dei Kings of Convenience avevano una band psichedelica ispirata ai primi lavori dei Pink Floyd. Poi gli altri membri se ne sono andati, lasciandoli soli, di fatto favorendo l’emergere di una svolta, caratterizzata da una ricerca musicale più intima, più personale, pur continuando a utilizzare come sala prove “il divano delle nostre case di famiglia”. Da quei tentativi sarebbe nata la musica dei loro primi album, ammettono.
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