Pentagono, la guerra con l’Iran svuota gli arsenali Usa
Il conflitto con Teheran è già costato agli Stati Uniti 38 miliardi di dollari e ha consumato fino a due terzi di alcuni intercettori antimissile. Il Congressional Budget Office avverte che per ricostituire le scorte serviranno almeno cinque anni, con possibili conseguenze sulla capacità del Pentagono di affrontare una guerra nel Pacifico.
Una guerra contro la Cina potrebbe esaurire gran parte delle munizioni americane in tre o quattro settimane. La stima risale al 2024 ed era stata elaborata da una commissione istituita dal Congresso. A rendere più concreto quel rischio sono ora i consumi registrati durante le ostilità con l’Iran, che hanno ridotto proprio le scorte destinate alla difesa nel Pacifico.
Da giugno 2025 le forze armate statunitensi hanno impiegato tra la metà e i due terzi dell’inventario di alcuni intercettori antimissile. Per ricostituirlo serviranno almeno cinque anni, anche portando la produzione alla massima capacità. I dati compaiono nel rapporto depositato martedì 15 settembre dal Congressional Budget Office, l’agenzia apartitica che esamina i conti del governo per il Congresso.
Due giorni prima, intervistato dalla Cbs, il comandante della campagna americana contro l’Iran Brad Cooper aveva assicurato che gli Stati Uniti erano preparati. «Siamo armati e pronti a qualsiasi evenienza», aveva affermato l’ammiraglio.
Le munizioni consumate e il rischio nel Pacifico
Il Congressional Budget Office dedica uno dei passaggi più netti alle conseguenze che la riduzione delle scorte potrebbe avere in Asia. «La carenza diventerebbe particolarmente problematica se sorgesse un conflitto con un avversario dotato di grandi quantità di missili balistici e da crociera», avverte il rapporto, citando esplicitamente la Cina e Taiwan.
Quattro mesi di guerra con Teheran hanno quindi assorbito una parte delle munizioni predisposte per un possibile scontro nel Pacifico. La loro sostituzione rappresenta anche la spesa maggiore sostenuta dal Pentagono durante le operazioni.
«Rimpiazzare quelle munizioni è stata la singola voce di costo più grande sostenuta dal Pentagono durante il conflitto», scrive il CBO nella lettera trasmessa al Congresso. La cifra ammonta a 21,7 miliardi di dollari, dei quali 13,1 destinati agli intercettori e 7,3 ai missili da crociera lanciati da terra.
Ogni Patriot o SM-6 costa circa 4 milioni di dollari. Il prezzo sale a 12 milioni per un THAAD e raggiunge i 28 milioni per un SM-3.
Il costo della guerra supera i 38 miliardi
Tra il 28 febbraio e il 1° agosto, la guerra con l’Iran è costata agli Stati Uniti circa 38 miliardi di dollari. La prosecuzione delle ostilità richiederà altri 2 o 3 miliardi ogni mese.
Il dato supera i 33,4 miliardi certificati lunedì dall’ispettore generale del Pentagono, il cui rendiconto si fermava al 29 giugno. Il CBO ha esteso il calcolo fino al 1° agosto e ha lasciato fuori le riparazioni delle basi colpite, la diplomazia e gli aiuti esteri. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva riferito al Senato una spesa di 37,5 miliardi al 21 luglio.
Il documento dell’ispettorato, redatto in adempimento a un obbligo di legge, descrive nel dettaglio il consumo di mezzi e munizioni. Gli armamenti impiegati valgono 22,3 miliardi di dollari. Le perdite ammontano a 3,7 miliardi e comprendono quattro caccia F-15 distrutti e sette aerocisterne KC-135 colpite.
I revisori riportano anche danni a «centinaia» di edifici nelle basi americane presenti in otto Paesi, dal Kuwait alla Giordania. Altri 184 milioni riguardano le sedi diplomatiche. La valutazione conclusiva parla di «carenze strategiche nelle scorte».
Il Pentagono nega i dati al CBO
Secondo NBC News, il Pentagono ha rifiutato di consegnare al CBO le informazioni richieste. L’ufficio ha quindi preparato i propri calcoli ricorrendo a fonti esterne. L’esame era stato sollecitato dai deputati democratici della commissione Bilancio della Camera.
Il costo si riflette anche sui prezzi pagati dai consumatori. La guerra avrebbe prodotto oltre un terzo dell’aumento dei prezzi americani nel 2026, con una quota superiore al 40 per cento nel secondo trimestre. All’inizio del 2027 potrebbe aggiungere mezzo punto all’inflazione a causa del blocco dei flussi di petrolio e gas attraverso lo Stretto di Hormuz.
Donald Trump ha respinto lunedì il rapporto dell’ispettore generale. Due settimane prima aveva assicurato che gli Stati Uniti disponevano di munizioni «praticamente illimitate».
La portavoce della Casa Bianca Anna Kelly ha difeso la scelta dell’amministrazione. «Per 47 anni i presidenti americani e innumerevoli leader mondiali hanno parlato della minaccia posta dall’Iran, ma nessuno ha avuto il coraggio di affrontarla». Il CBO calcola che la guerra continuerà a costare tra i 2 e i 3 miliardi di dollari al mese.
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