Trump favorisce i data center e l’IA, ignorando le preoccupazioni su lavoro, risorse e sicurezza

Trump favorisce i data center e l’IA, ignorando le preoccupazioni su lavoro, risorse e sicurezza 1

Dottore di ricerca, è professore emerito presso l’Allan Hancock College di Santa Maria, in California. Alcuni dei suoi articoli hanno ricevuto premi dalla National Association of Hispanic Publications

Donald Trump difende l’espansione dei data center promettendo lavoro, salari e tasse più basse. Gran parte degli americani teme però le conseguenze dell’intelligenza artificiale sull’occupazione, sulle risorse naturali e sulla sicurezza, mentre le aziende chiedono meno vincoli per competere con la Cina.

«I data center sarebbero utili a qualunque comunità. Si tratta di posti di lavoro, salari e tasse più basse».

Così il presidente Donald Trump si è schierato a favore della costruzione dei data center, strutture indispensabili per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Il presidente degli Stati Uniti, come spesso accade, privilegia gli aspetti economici e trascura le preoccupazioni suscitate dalla diffusione di queste strutture.

Un’ che supera gli schieramenti

Il 69% degli americani è contrario alla costruzione di data center nella propria comunità, contro il 31% che si dichiara favorevole. L’opposizione supera le divisioni politiche. Si dice contrario l’81% dei democratici, insieme al 57% dei repubblicani e al 71% degli indipendenti.

Le perplessità accomunano anche due figure politiche poste agli antipodi. Steve Bannon, ex stratega e collaboratore di Donald Trump, è uno degli esponenti dell’ultradestra statunitense. Bernie Sanders rappresenta invece l’ala sinistra dei democratici. Entrambi temono le conseguenze della proliferazione dei data center e i rischi legati allo sviluppo dell’IA.

L’influenza sulle risorse e sul lavoro

I data center sono le strutture fisiche che consentono il funzionamento dei sistemi di intelligenza artificiale. Consumano enormi quantità di energia e sottopongono le reti elettriche locali a una pressione crescente. Secondo i critici, l’aumento della domanda energetica potrebbe inoltre rallentare la transizione verso le fonti rinnovabili.

Per impedire il surriscaldamento dei server servono anche ingenti quantità di acqua, con conseguenze particolarmente gravi nelle aree degli Stati Uniti già colpite dalla scarsità idrica. A questi problemi si aggiungono i rifiuti delle apparecchiature elettroniche, che possono contenere metalli e materiali tossici.

Per molti americani, la preoccupazione più immediata riguarda il lavoro. Si teme che l’intelligenza artificiale possa cancellare milioni di impieghi. Dario Amodei, cofondatore e amministratore delegato di Anthropic, l’azienda che ha creato Claude, ritiene che entro cinque anni potrebbe scomparire il 50% dei posti di livello base. La disoccupazione potrebbe così salire fino al 10 o al 20%.

Il timore di sistemi fuori controllo

Alle conseguenze sociali e ambientali si affiancano i rischi per la sicurezza. Alcuni Paesi potrebbero impiegare l’intelligenza artificiale per scopi militari, mentre gruppi terroristici potrebbero servirsene per organizzare attacchi. La preoccupazione più radicale riguarda la possibilità che sistemi avanzati inizino ad agire autonomamente, sottraendosi al controllo umano.

Un episodio associato a Hugging Face, avvenuto tra maggio e luglio del 2026, ha accresciuto il timore di attacchi informatici avviati senza un intervento umano diretto. Diversi sistemi di IA avevano ricevuto istruzioni per risolvere un problema all’interno di una sandbox, un ambiente isolato. Avrebbero però aggirato alcuni parametri imposti per raggiungere l’obiettivo assegnato.

Secondo gli esperti, sistemi sempre più sofisticati potrebbero sviluppare comportamenti imprevedibili per i loro stessi creatori. In assenza di regole condivise e meccanismi di sicurezza, l’IA potrebbe danneggiare gli esseri umani o sostituirli in una parte crescente delle attività.

Il nuovo allarme è stato lanciato da tre ricercatori che lavoravano per Anthropic, società fondata dai fratelli Amodei. L’azienda ha già espresso dubbi sull’impiego dell’intelligenza artificiale per scopi militari e si è scontrata con l’amministrazione Trump.

Jacob Coxon, ricercatore passato da OpenAI ad Anthropic e poi dimessosi anche da quest’ultima, ha usato parole ancora più nette. «Le persone che sviluppano l’AI credono sinceramente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio».

Il punto decisivo arriverebbe qualora l’intelligenza artificiale diventasse capace di migliorarsi autonomamente. Secondo i critici, l’episodio di Hugging Face avrebbe già offerto un’anticipazione del pericolo. Gli agenti di IA avrebbero mostrato di sapersi coordinare per raggiungere un obiettivo, arrivando persino a ignorare i comandi umani.

Le regole che Trump non vuole

Negli Stati Uniti servirebbero limiti più rigidi, eppure le aziende impegnate nello sviluppo dell’IA si oppongono a una regolamentazione più severa. La ragione citata più spesso è la concorrenza della Cina.

Il rischio di perdere terreno rispetto a Pechino non può essere liquidato con facilità. Resta però una domanda più ampia. Come si può regolamentare una tecnologia che supera i confini nazionali?

Alcuni analisti chiedono una risposta internazionale e richiamano l’iniziativa del presidente Dwight Eisenhower. In un discorso alle Nazioni Unite, Eisenhower affrontò il problema della proliferazione nucleare e sostenne la creazione di organismi internazionali capaci di gestire la minaccia. Da quella spinta nacquero iniziative come l’Agenzia internazionale per l’energia atomica.

L’esperienza nucleare mostra anche i limiti della cooperazione internazionale. Una dozzina di Paesi ha comunque sviluppato proprie armi atomiche. Proprio la minaccia nucleare è stata indicata da Trump come una delle ragioni dell’intervento militare nel Golfo Persico. Il presidente ha sostenuto la necessità di impedire all’Iran di ottenere armi nucleari.

Trump non sembra intenzionato a promuovere regole per l’intelligenza artificiale negli Stati Uniti o nelle sedi internazionali. Continua invece a rilanciare proposte e dichiarazioni controverse. Tra le ultime figura la promessa di versare 5.000 dollari a ogni cittadino adulto qualora i repubblicani conservassero il controllo della Camera dei rappresentanti e del nelle elezioni di medio termine di novembre.

I timori per le conseguenze dell’intelligenza artificiale sul lavoro, sull’ambiente e sulla sicurezza continuano a crescere. La Casa Bianca punta intanto sull’espansione della tecnologia. La domanda riguarda ormai la velocità con cui l’IA cambierà l’America e il resto del mondo, insieme al destino della nostra umanità.

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