Legge elettorale, Balboni: «Fine degli inciuci», governa chi vince

Legge elettorale, Balboni: «Fine degli inciuci», governa chi vince 1

«Governa chi vince le elezioni». Il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni difende la nuova legge elettorale voluta dal centrodestra: «La legge sancisce un principio democratico. Capisco che alla sinistra dia fastidio perché tutte le volte che è andata al governo ci è andata avendo perso le elezioni».

La riforma alla quale fa riferimento Balboni è quella che sta modificando il Rosatellum e che, dopo il primo via libera della Camera a luglio, è ora all’esame del . L’impianto prevede il superamento dei collegi uninominali e un sistema prevalentemente proporzionale accompagnato da un premio di governabilità.

Alla lista o alla coalizione che arriva prima sia alla Camera che al Senato e raggiunge almeno il 42% dei voti vengono assegnati 70 seggi aggiuntivi a Montecitorio e 35 a Palazzo Madama, entro un tetto massimo rispettivamente di 220 e 113 parlamentari.

C’è però una condizione importante: se nessuna forza raggiunge il 42%, oppure se la coalizione più votata alla Camera non coincide con quella più votata al Senato, il premio non scatta e i seggi vengono distribuiti con metodo proporzionale. In quel caso, quindi, la legge non esclude la necessità di accordi parlamentari successivi alle elezioni. Restano inoltre le soglie del 3% per le singole liste e del 10% per le coalizioni.

Altro punto centrale è il nome del candidato alla presidenza del Consiglio. Al momento della presentazione del programma, liste e coalizioni dovranno indicare la persona che intendono proporre al per Palazzo Chigi. Non si tratta però di un’elezione diretta del premier: il testo mantiene espressamente ferme le prerogative costituzionali del capo dello Stato nella nomina del presidente del Consiglio.

È proprio su questo passaggio che Balboni attacca le opposizioni. «Della nostra legge alla sinistra brucia l’indicazione del premier, perché il campo largo non è in grado di esprimerlo», sostiene il senatore di FdI, secondo il quale la riforma rafforzerebbe «il bipolarismo e la possibilità degli elettori di scegliere il governo in cui credono».

La partita più movimentata degli ultimi mesi è stata però quella delle preferenze. Alla Camera, il 14 luglio, un della maggioranza per introdurle era stato bocciato a scrutinio segreto per un solo voto: 188 contrari e 187 favorevoli. Il testo era quindi arrivato al Senato con le liste bloccate.

A Palazzo Madama il centrodestra ha riproposto la modifica e il 10 settembre l’Aula l’ha approvata con 97 voti favorevoli, 67 contrari e due astenuti. Il nuovo meccanismo prevede capilista bloccati e la possibilità per l’elettore di esprimere fino a tre preferenze sugli altri candidati, rispettando l’alternanza di genere. Restano inoltre bloccati i listini utilizzati per attribuire il premio di governabilità.

Balboni respinge per questo le accuse delle opposizioni, che giudicano il sistema delle preferenze troppo limitato: «Sono solo una foglia di fico», sostiene riferendosi alle critiche arrivate dal centrosinistra e ricordando la bocciatura avvenuta alla Camera. Secondo il sottosegretario, invece, «Fratelli d’Italia ha portato a casa il massimo risultato possibile», con un sistema nel quale, afferma, «almeno i due terzi dei parlamentari saranno eletti con le preferenze».

È proprio sulla reale portata delle preferenze che resta uno dei principali terreni di scontro. Le opposizioni contestano infatti il mantenimento dei capilista e dei listini bloccati destinati al premio, sostenendo che una quota consistente degli eletti continuerà a dipendere dall’ordine stabilito dai partiti. Durante il dibattito al Senato il Pd ha chiesto di eliminare i capilista bloccati e di estendere le preferenze a tutti i candidati, ma la proposta è stata respinta.

Per Balboni, invece, il punto politico resta quello della stabilità. «Con il sistema attuale il pareggio è quasi certo – afferma -. Noi vogliamo evitare la palude, vogliamo evitare che il governo sia frutto dei giochi di Palazzo, vogliamo che a scegliere il governo siano gli elettori».

E conclude rivendicando la scelta di campo di Fratelli d’Italia: «Preferiamo perdere e assumerci la responsabilità di fare l’ piuttosto che favorire gli inciuci». L’iter, intanto, non è ancora concluso. Dopo le modifiche apportate dal Senato, a partire dall’introduzione delle preferenze, il provvedimento dovrà necessariamente tornare alla Camera prima di diventare legge.

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