Rete Pace: “Criticare Israele non è antisemitismo”

Rete Pace: “Criticare Israele non è antisemitismo” 1

Mentre a , davanti a Palazzo Montecitorio, si sta concludendo il Presidio Maratona previsto dalle 13 alle 19, promosso da oltre 100 sigle, a Ferrara, in piazza Cattedrale, alle 18:30 di mercoledì 9 settembre, Rete Pace Ferrara distribuirà volantini con l’Appello per contrastare quella che ritiene “una legge finalizzata a rendere illegale il nei confronti della politica genocidiaria del Governo Israeliano”.

Il ddl Antisemitismo, in discussione il 9 settembre in Commissione Affari costituzionali alla Camera, vuole introdurre nella legge italiana la definizione di IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), la quale – secondo gli organizzatori – “tende a sovrapporre le critiche alle politiche di Israele con il razzismo antisemita”.

Questo significherebbe, sempre secondo gli organizzatori, “tacciare di odio razziale la denuncia delle politiche coloniali, delle violazioni dei diritti umani e del genocidio del popolo palestinese – denunciato anche dall’Onu circa un anno fa – della pulizia etnica e dell’apartheid”.

Per Rete Pace opporsi al Ddl significa “prendere sul serio l’antisemitismo e il suo riemergere nel presente in varie forme, anche violente, e credere che sia necessario contrastarlo con strumenti di lotta e solidarietà efficaci, proteggendo al contempo lo spazio per la legittima e necessaria critica a Israele e alle sue politiche”.

Secondo questa visione il ddl Antisemitismo “si propone il paradossale obiettivo di trasformare in legge una definizione come quella dell’Ihra che invece nasce come giuridicamente non vincolante. Si tratterebbe dunque di una nuova, anomala, norma che amplierebbe, forzatamente, il concetto di antisemitismo, snaturandolo e trasformandolo in uno strumento per la repressione del dissenso politico e della documentazione dei crimini commessi dal governo israeliano e per colpire il diritto di critica, incentivando forme di autocensura letali per la nostra ”.

“L’Italia sarebbe il primo Paese in Europa, assieme alla Romania, ad assumere interamente la definizione IHRA con un’apposita legge dello Stato – aggiunge -. Si costruisce così un quadro che legittima misure sempre più repressive e minaccia direttamente le organizzazioni e ong impegnate nella denuncia della violazione dei diritti umani, le associazioni, i movimenti che lottano per l’autodeterminazione del popolo palestinese e in generale tutti i movimenti per la Palestina”.

La definizione IHRA colpirebbe “anche quei gruppi ebraici e internazionali che, proprio partendo dalla memoria dell’antisemitismo e dell’Olocausto, si oppongono apertamente al genocidio del popolo palestinese, alle politiche di apartheid (definite tali dalla Corte internazionale di giustizia) e alle politiche del governo Netanyahu”.

“In netto contrasto con questa deriva – prosegue Rete Pace -, come già approvato dall’Ordine dei giornalisti, si può e si deve scegliere di abbandonare la definizione IHRA e adottare la Dichiarazione di Gerusalemme, che non vuole essere definizione vincolante dal punto di vista giuridico, ma uno strumento per identificare, monitorare e combattere l’antisemitismo attraverso una serie di linee guida, legando la lotta all’antisemitismo alla protezione dei diritti umani e alla libertà di critica”.

Per Rete Pace serve una mobilitazione “per fermare una norma che confonde deliberatamente critica politica e discriminazione, e per far rispettare le leggi già esistenti in modo che combattano davvero ogni forma di razzismo senza diventare un bavaglio contro chi denuncia il genocidio e le politiche disumane del governo israeliano”.

La proposta vuole una normativa che: “difenda la memoria della Shoah senza trasformarla in arma politica; protegga davvero le persone ebree da ogni forma di odio; impedisca che l’antisemitismo venga manipolato per giustificare l’oppressione di un altro popolo e mettere in campo forme di repressione e derive autoritarie; garantisca che la lotta al razzismo sia una lotta unica, indivisibile, senza gerarchie né eccezioni”.

Sul punto viene ricordato che gli strumenti normativi per prevenire e punire i crimini d’odio di diversa estrazione già ci sono, quali ad esempio la Legge Mancino (legge 25 giugno 1993, n. 205): “sarebbe sufficiente garantirne la piena applicazione, senza il bisogno di evocare, strumentalmente, ulteriori norme, per di più liberticide come appunto quelle previste dal Ddl Antisemitismo”.

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