Ferrara, il Festival di Danza Contemporanea trasforma la città in un palcoscenico corale

Un solo weekend e un unico grande racconto corale, che da venerdì 11 a domenica 13 settembre porterà la danza ad attraversare la città. Al via il Festival di Danza Contemporanea ’26 del Teatro Comunale Claudio Abbado Ferrara, che inaugura così la propria nuova e lunghissima Stagione. Tre giornate, tappe diverse di un unico percorso: oltre al Parco Coletta, la danza toccherà l’Ex Teatro Verdi, la Palazzina Marfisa d’Este, la Rotonda Foschini, Palazzo Giulio d’Este, il Ridotto e la sala del Teatro Comunale, per un totale di sette produzioni distribuite in sei luoghi diversi della città.
Il Festival si apre al Parco Coletta venerdì 11 settembre, dalle ore 12, con ingresso libero e gratuito, con La città che danza, grande azione performativa e prima nazionale ideata da Eugenio Barba – regista, fondatore dell’Odin Teatret e tra i padri dell’antropologia teatrale – insieme a Marco Luciano. Lo spettacolo trasforma lo spazio urbano in un organismo scenico attraversato da corpi, musica e ritualità contemporanee: un percorso simbolico tra caos, trasformazione e rinascita a cui prendono parte quindici scuole di danza del territorio, musicisti, performer, cittadini, ciclisti e artisti da diversi paesi. La bicicletta, elemento identitario di Ferrara, entra nella composizione scenica come dispositivo poetico e coreografico. Sempre al Parco Coletta, alle ore 21, va in scena Her di Yalan Lin e William Serrano, spettacolo costruito intorno al dialogo tra tradizione performativa orientale, identità e rappresentazione del femminile, in cui il corpo diventa luogo di trasformazione.
Il Festival prosegue sabato 12 e domenica 13 settembre nel cuore della città con Site specific, rassegna che porta cinque creazioni di giovani coreografi italiani a stretto contatto con l’architettura e la memoria di Ferrara. All’Ex Teatro Verdi (ore 11, 15.30 e 17.30) va in scena Sweat Sweat Sweat di Giorgia Lolli, riflessione coreografica sul corpo e sul suo controllo. Al Loggiato della Palazzina Marfisa d’Este (ore 12 e 18) è di scena You Elsewhere di Francesca Siracusa, che indaga il rapporto tra attesa e slancio. Alla Rotonda Foschini (ore 15.30 e 18.30) il pubblico incontra Swan di Gaetano Palermo, ispirato a La morte del cigno di Michel Fokine. A Palazzo Giulio d’Este (ore 11.30, 16 e 17) è ospitato Everybody Has a Fate Out di Riccardo De Simone, sulla percezione del tempo e del movimento. Al Ridotto del Teatro (sabato ore 10.30, 17 e 18; domenica ore 15, 17 e 18) va in scena That’s all di Davide Tagliavini, tra ironia, trasformazione e fisicità.
Sabato e domenica, alle ore 20, il Teatro Comunale apre le porte a Le nuvole di Amleto di Eugenio Barba con l’Odin Teatret: uno spettacolo dedicato a Hamnet, l’unico figlio di William Shakespeare morto a undici anni, e “ai giovani senza futuro”, che intreccia la vicenda del drammaturgo inglese con quella del principe Amleto, interrogando i temi dell’eredità, della memoria e della trasmissione tra generazioni. Nel corso della serata di domenica 13 settembre sarà assegnato, per la prima volta, il Premio Eugenio Barba per le Arti Performative, istituito dal Teatro insieme alla Rete Anticorpi Emilia-Romagna per sostenere la ricerca, la produzione e la crescita professionale dei giovani artisti. Un riconoscimento che chiude idealmente il cerchio del weekend, restituendo a un maestro del teatro del secondo Novecento un gesto di trasmissione verso le nuove generazioni.
Nato a Brindisi nel 1936 e cresciuto a Gallipoli, Eugenio Barba è una delle figure più influenti del teatro internazionale del secondo Novecento. Nel 1964 fonda a Oslo l’Odin Teatret, trasferitosi due anni dopo a Holstebro, in Danimarca, dove ha tuttora sede: un laboratorio che in oltre sessant’anni di attività ha portato il teatro fuori dai luoghi convenzionali, a diretto contatto con le comunità di tutto il mondo. Teorico del “Terzo Teatro” e fondatore, nel 1979, dell’ISTA (International School of Theatre Anthropology), Barba ha dato un contributo fondamentale alla definizione dell’antropologia teatrale. Autore di numerosi spettacoli e libri tradotti in tutto il mondo, ha ricevuto lauree honoris causa da università di diversi continenti e il prestigioso Premio Sonning.
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