Sigilli antimafia su un bene comunale: perché il Comune tace?
di Giada Zerbini*
Giovedì la Direzione distrettuale antimafia di Roma ha messo sotto sequestro la pista di via Cesare Diana, un bene del Comune, per presunte infiltrazioni della ‘Ndrangheta nell’economia cittadina. La stampa ha riferito che sarebbero coinvolti l’assessore allo Sport Francesco Carità, due funzionari del Servizio Sport e di un avvocato ferrarese.
Il Pd Ferrara è garantista: per l’assessore come per tutti vale la presunzione di innocenza. Non ci scagliamo contro nessuno: accertare le responsabilità spetta ai giudici, a noi basta che tutto venga chiarito.
Il punto discriminante è un altro: sigilli antimafia su un impianto comunale, e da giovedì nessuna presa di posizione dell’amministrazione. Chi non ha nulla da temere dovrebbe dirlo subito: piena fiducia nella magistratura e pieno interesse a chiarire ogni aspetto, perché si blocchino le infiltrazioni criminali. Il silenzio non è casuale: mentre si mettevano i sigilli, l’attenzione veniva dirottata sul Nucleo Anti Maranza.
Restano le domande: le procedure della gara sono state rispettate? Le verifiche antimafia erano previste? Su un bene pubblico dato in gestione per dieci anni, che controlli ha fatto il Comune?
Per questo chiediamo al sindaco di rompere il silenzio e di riferire alla città, a partire dal Consiglio del 26 ottobre, su quanto accaduto e su come il Comune intende presidiare i suoi beni. Lo hanno già chiesto tutte le opposizioni: lo chiediamo insieme ai cittadini.
Lo sport ferrarese, con i suoi atleti e volontari, non deve pagare per le ombre di una gestione. Ferrara merita piena luce: la trasparenza è l’unica strada per difendere la credibilità della città e il 2027, l’anno da Città Europea dello Sport.
*segretaria Pd Comune di Ferrara

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