‘Ndrangheta a Ferrara, indagato l’assessore Carità

Figura anche il nome di Francesco Carità tra le 26 persone indagate dalla Procura distrettuale antimafia di nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte infiltrazioni della ‘Ndrangheta nei circuiti di minimoto di Aprilia, Acerra e Ferrara.

All’assessore allo Sport della giunta Fabbri i pubblici ministeri Alessandra Fini e Lorenzo Del Giudice contestano la rivelazione di segreti d’ufficio e la corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio in concorso con altre cinque persone.

Gli altri indagati sono due alti funzionari del Comune, un noto avvocato ferrarese, Paolo Brando (l’uomo arrestato ad Aprilia, titolare di fatto dell’Asd Xbikes e presunto capo dell’organizzazione criminale) e l’ex socia di quest’ultimo.

Ai sei è contestato l’aver agito in concorso per favorire l’Asd XBikes 2.0 Circuit, fondata nel febbraio 2024 da Brando di ottenere l’aggiudicazione dell’appalto per l’assegnazione della pista di via Diana. E questo attraverso riunioni, intese, collusioni, accordi fraudolenti, notizie coperte da segreto (come il contenuto dei bandi di gara, i partecipanti, altre notizie utili a facilitare l’aggiudicazione).

E nel farlo avrebbero compiuto atti contrari ai doveri d’ufficio, come il tollerare l’accesso abusivo all’area per apportare migliorie alla pista e ottenendo, anche grazie all’intermediazione dell’avvocato, alcune utilità. Si tratterebbe di regalie, consistenti in olio, pane, una bottiglia di rhum e 3mila euro in contanti.

Per capire la connessione tra ambienti politici e amministrativi e l’uomo che vanta appartenenze ‘ndranghetiste bisogna risalire all’anno 2023. Quando Brando si interessa per acquistare il kartodromo di Ferrara, dismesso dalla precedente gestione per un indebitamento di circa 80mila euro.

Approfittando della condizione di economica della precedente titolare, l’uomo le propone un investimento in contanti. Lei accetta, e questo le costerà, oltre ai reati soprascritti, l’accusa di riciclaggio.

Viene costituita quindi l’associazione sportiva Xbikes 2.0 Circuit A.S.D., senza scopo di lucro.

Manca ora la concessione del Comune. E qui Brando si fa aiutare dalla socia, che già vanta conoscenze negli uffici preposti grazie alla sua precedente gestione dell’impianto.

A partire dal 22 gennaio 2024 l’uomo investe decine di migliaia di euro, in nero, e inizia i lavori di ripristino del dismesso kartodromo, in un primo periodo all’insaputa dell’amministrazione comunale. L’idea alla base è che quelle migliorie possano servire ad essere facilitati nella futura concessione.

La donna contatta i due funzionari indagati e ne riferisce l’esito al complice, ipotizzando la data in cui sarebbe stata pubblicata la manifestazione d’interesse. I due funzionari promettono di seguire la pratica passo dopo passo e rassicurano sul possibile esito favorevole.

Questo fino al 10 maggio 2024, quando uno dei due funzionari effettua un sopralluogo a sorpresa in via Diana, imponendo l’interruzione dei lavori compiuti abusivamente e ponendo un lucchetto al cancello per impedire nuovi accessi abusivi. Questo – sospettano gli inquirenti – al fine di evitare che l’accordo fosse troppo evidente e suscitasse sospetti.

Una mossa che Brando mal digerisce, tanto che prende contatti con l’avvocato che finirà anch’egli indagato, e con Carità, allora consigliere comunale con la lista Ferrara Cambia, a sostegno di Alan Fabbri.

L’incontro con l’attuale assessore allo Sport avviene il 20 maggio 2024 e viene registrato attraverso i trojan installati nel telefonino di Brando.

A Carità Brando porta come omaggio “un pensierino”: olio, pane calabrese e una bottiglia di rhum. “Non dovevate assolutamente”.

Il consigliere ascolta la vicenda e promette di interessare il sindaco, senza però dare garanzie concrete. Brando e socia gli raccontano del progetto, che “è pronto perché sta per uscire la manifestazione d’interesse”. Brando, riferendosi ai due funzionari comunali, aggiunge che “ce l’hanno pure corretto”.

La risposta di Carità sembrerebbe volta a redarguire gli uffici comunali: “già fare queste cose è proprio strano, dovrei capire un po’… già uno che lo deve valutare, se lo fai così lo faccio così e lo faccio passare il progetto, un conto è così, però va beh faccio finta di non sapere questa cosa”.

Anche quando viene a sapere dell’accesso abusivo si sente di censurare i suoi interlocutori.

Per il gip questa e altre intercettazioni non sono sufficienti a soddisfare la richiesta di misure cautelari. Non sarebbe dimostrato con certezza se queste interlocuzioni abbiano raggiunto l’effetto sperato, quale vantaggio sia stato accordato, e quali informazioni riservate siano state rivelate per facilitare l’aggiudicazione del bando di gara a scapito di eventuali altri concorrenti.

Nel mezzo c’è una conversazione registrata tra Brando e Moira Di Giulio, sua compagna finita ai domiciliari. La donna parla di una mazzetta da 3mila euro: “i tremila euro mia, secondo me, se li so divisi l’assessore e l’avvocato… lavorano insieme”.

Anche qui il gip mostra delle perplessità. Non sarebbe chiaro il ruolo svolto dal legale come mediatore e quei soldi potrebbero anche essere il compenso per la sua assistenza legale.

Più chiaro è invece il flusso di denaro che Brando avrebbe ‘ripulito’ grazie al kartodromo. I lavori di ristrutturazione della pista sono costati circa 90mila euro. Tutti soldi contanti in banconote di piccolo taglio trasportati in una valigia dalla Calabria a Ferrara. Gli inquirenti contano 120mila euro di provenienza illecita da investire per di assicurarsi importanti margini di profitto in nero mediante l’attività di noleggio, sponsorizzazioni, organizzazione di eventi e tornei, facilitando, così, l’immissione di danaro illecitamente accumulato nel tessuto dell’economia legale.

Un’ultima annotazione riguarda, indirettamente, Alan Fabbri (del tutto estraneo all’indagine). Il 22 aprile 2024 viene intercettato un dialogo tra Brando e la compagna, nel corso del quale l’uomo comunica di aveva fatto contattare il sindaco da una potente famiglia calabrese. Gli inquirenti presumono si tratti dei “Cataldo”, una potente ‘ndrina di Locri, con una fortissima presenza in Emilia-Romagna e operante nei settori del traffico di droga e armi, infiltrazione nelle attività pubbliche e negli appalti.

Circostanza che non è stata confermata da nessun’altra fonte, tanto che – sottolinea il gip – non essendo adeguatamente supportata da altre risultanze investigative, non prova l’intervenuto incontro.

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