Modalità di funzionamento del recente sistema di verifica digitale dei passaporti che ha generato disagi a Linate.
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Caos in aeroporto (Immagine d’archivio)
Non si tratta di un errore tecnico, ma delle difficoltà legate alla prima esperienza. Questo sembra essere il motivo del disguido all’aeroporto di Linate, provocato dall’introduzione del sistema Entry/Exit System (EES). Si tratta del nuovo sistema informatico automatizzato dell’Unione Europea per la registrazione dei cittadini provenienti da paesi non appartenenti all’UE. Dal 10 aprile scorso, questo software ha sostituito il timbro sul passaporto con una scansione del volto e delle impronte digitali. Tuttavia, qualcosa non ha funzionato come previsto. Tra i 100 e i 150 passeggeri non sono riusciti a imbarcarsi. Circa 30 di loro sono riusciti infine a prendere il volo EasyJet per Manchester, che era programmato per le 11:00 e ha decollato alle 11:52 nel tentativo di recuperare il maggior numero possibile di viaggiatori.
Cos’è l’EES e a chi si applica
L’Entry/Exit System (EES) è un sistema informatico automatizzato concepito per registrare i cittadini di paesi terzi (extra-UE). È destinato a coloro che viaggiano per brevi soggiorni (fino a 90 giorni in un periodo di 180) all’interno dell’area Schengen, il cui nome deriva dall’accordo che ha abolito i controlli alle frontiere in Europa, firmato nel 1985 nel villaggio lussemburghese di Schengen. Come riportato sul sito ufficiale, il sistema sostituisce il timbro manuale sul passaporto con una registrazione digitale centralizzata.
Si applica ai viaggiatori che necessitano di un visto per soggiorni brevi e a quelli esenti da visto, ma non ai cittadini dell’UE o ai residenti permanenti. I paesi coinvolti sono 29, inclusi quasi tutti i membri dell’UE (eccetto Cipro e Irlanda, dove è ancora in uso il timbro manuale) e i quattro paesi associati Schengen (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera). Il fulcro del sistema è la raccolta e il confronto dei dati biometrici.
La questione del primo ingresso. La probabile origine dei ritardi di Linate
La prima volta che un viaggiatore attraversa una frontiera esterna dopo l’attivazione dell’EES, la procedura è più dettagliata. “Gli ufficiali addetti al controllo passaporti scattaránno una foto del tuo volto e/o scanneranno le tue impronte digitali. Queste informazioni saranno registrate in un file digitale”.
Così si legge sul sito ufficiale. In questa fase vengono raccolti anche i dati anagrafici presenti nel documento di viaggio, la data e il luogo di ingresso e l’eventuale diniego di accesso. Questo processo può essere accelerato utilizzando “apparecchiature dedicate (sistemi self-service)” o “applicazioni mobili”, se disponibili nello scalo, che consentono di pre-inserire alcune informazioni prima di incontrare l’ufficiale di frontiera. Una procedura che, alla prima esperienza, può richiedere diversi minuti, da 3 a 5.
Cosa è andato storto nei controlli
Il sistema, come riportato, è entrato in vigore il 10 aprile. Pertanto, tutti i passeggeri del volo per Manchester del 12 aprile erano considerati “primi ingressi”, spiegano da EasyJet, che ha dichiarato di non essere responsabile per i problemi riscontrati. Invece di una verifica rapida di pochi secondi, ogni singolo passeggero – viene chiarito – ha dovuto affrontare la procedura completa (tra i 2 e i 5 minuti a persona). Su un numero elevato di viaggiatori, questo ha generato un “effetto imbuto” insostenibile per i tempi di imbarco di un volo di linea.
A Linate, inoltre, sembra che le apparecchiature non fossero adeguate per gestire il flusso di passeggeri. Inoltre, il personale di frontiera non è riuscito a smistare le code. Una combinazione di ritardi e inesperienza sembra essere alla base del caos. Se il sistema self-service non è fluido o richiede comunque l’intervento umano per ogni passeggero (come indicato: “in ognuno dei casi incontrerai un ufficiale”), il vantaggio tecnologico svanisce.
Cosa accade nei viaggi successivi
Una volta creato il file digitale, i passaggi successivi diventano più rapidi. “Gli ufficiali del controllo passaporti verificheranno solo le tue impronte digitali e la foto, il che richiederà meno tempo”, si legge ancora sul sito. Per i titolari di passaporto biometrico, l’accesso potrebbe essere ulteriormente accelerato attraverso i varchi automatici, senza necessità di interagire con un ufficiale, a condizione che il file digitale non segnali impedimenti.
Chi gestisce i dati, come vengono protetti
Tutti i dati sono conservati in un database sicuro. L’EES è interoperabile con altri sistemi come il VIS (Sistema d’Informazione Visti) e l’ETIAS. Le impronte e le foto vengono trasformate in “modelli matematici” per facilitare confronti rapidi. La conservazione standard è di 3 anni, ma si estende a 5 anni per coloro che non hanno una registrazione di uscita (i cosiddetti overstayers).
Obiettivi e sanzioni
Secondo il sito ufficiale, i principali vantaggi includono la modernizzazione dei controlli, rendendoli “più veloci grazie a opzioni self-service”, e un incremento della sicurezza interna.
Tuttavia, il sistema è severo riguardo alla conformità. Riguardo al rifiuto di fornire i propri dati, si legge: “Se rifiuti di fornire i tuoi dati biometrici, ti sarà negato l’ingresso nel territorio dei paesi europei che utilizzano l’EES”. Inoltre, il sistema identifica automaticamente chi supera i giorni consentiti. Chi finisce nella lista degli overstayers (coloro che rimangono oltre il consentito) può affrontare sanzioni amministrative, espulsione o divieto di rientro futuro nell’UE.
L’EES trasforma la frontiera fisica in una frontiera digitale, dove l’identità del viaggiatore non è più legata a un timbro d’inchiostro, ma alla propria immagine e alle proprie impronte, garantendo un controllo diretto sui flussi migratori e sulla sicurezza dell’area Schengen. Salvo imprevisti spiacevoli.
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