Screamer: dopo trent’anni, Milestone rilancia il suo iconico titolo, rinnovandolo completamente.
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Era il 1995. Chi ha vissuto quell’epoca ricorda distintamente: i primi Pentium, la pubblicità di Windows 95 che imperversava in TV, monitor enormi, la PlayStation che prometteva meraviglie, ma nel mondo PC arrivava Screamer. Un videogioco di corse sviluppato a Milano da un gruppo di giovani che si facevano chiamare Graffiti e che avevano avuto il coraggio di sfidare Ridge Racer, affermando: lo facciamo anche noi. Ed arrivava su PC, dove le schede 3D erano ancora un concetto futuristico, l’accelerazione hardware un’idea più teorica che pratica e i giochi di corse erano principalmente orientati verso la simulazione.
Screamer era rapido, vivace, arcade nel senso più autentico del termine: quello in cui non è necessario sapere cosa sia un differenziale, basta conoscere la posizione della curva e quanto si è disposti a rischiare per non sollevare il piede dall’acceleratore. Era anche, a modo suo, un piccolo capolavoro dell’industria italiana. Sono trascorsi trent’anni. Graffiti è diventata Milestone, una delle realtà più solide nel panorama videoludico nazionale: MotoGP, RIDE, Hot Wheels Unleashed. Una reputazione costruita su competenza tecnica e licenze ufficiali. E poi, ai Game Awards del 2024, la sorpresa: l’annuncio di un nuovo Screamer. Come un vecchio amico che non si sentiva da decenni e che si presenta alla porta con un look completamente rinnovato e la stessa voglia di divertirsi.
Un gioco di corse con una trama (sul serio)
Il nuovo Screamer, lanciato il 26 marzo su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC, rappresenta qualcosa di profondamente diverso dall’originale. E questa è una notizia positiva. Milestone ha preso una decisione che nel genere racing appare insolita: ha posto la narrazione al centro. Una storia autentica, corale, con quindici personaggi suddivisi in cinque squadre, ciascuno con motivazioni e conflitti che si intrecciano in oltre cento scene. C’è chi corre per vendetta, chi per denaro, chi perché non ha nulla da perdere.
Il tutto si sviluppa attorno a un torneo clandestino organizzato da un enigmatico Mr. A, doppiato da Troy Baker, uno dei più richiesti attori vocali del settore. Le cutscene animate sono realizzate da Polygon Pictures, il rinomato studio giapponese noto per Tron: Uprising e Transformers Prime: oltre trenta minuti di animazioni in stile anime che conferiscono al gioco un’identità visiva molto forte. Un dettaglio che evidenzia la cura del progetto: ogni personaggio è doppiato nella propria lingua originale. L’italiano si confronta con il giapponese, il francese interagisce con l’inglese. Inizialmente può risultare straniante, ma si comprende che è una scelta caratteristica. Con interpreti come Aleks Le e l’italiana Giulia Bersani, il risultato è un mosaico linguistico che funziona molto meglio del previsto.
Due stick per governarli tutti
Se la storia è il cuore narrativo, il gameplay è il vero colpo di genio. Il sistema di controllo Twin Stick è l’innovazione più audace vista in un arcade racer da anni: lo stick sinistro sterza, quello destro gestisce la derapata. Due input distinti, combinabili a piacere, che trasformano ogni curva in una micro-decisione tattica. La semplicità è solo apparente: quando tutto si incastra e si inizia a dosare sterzo e sbandata come un DJ che mixa due tracce, l’effetto è ipnotico. Tuttavia, le prime ore saranno impegnative, siete stati avvisati. Perché arcade non significa improvvisare.
In aggiunta, c’è l’Echo System, la meccanica che porta Screamer oltre i confini dell’arcade puro. Ogni veicolo genera due risorse: il Sync, che alimenta boost e scudo, e l’Entropy, che attiva attacchi diretti o l’Overdrive, una sorta di modalità berserker su quattro ruote. Il risultato è un bilanciamento costante tra attacco e difesa che aggiunge profondità strategica a ogni gara. Screamer nasconde dietro il volante un’anima da combattente di strada.
Il coraggio dell’estetica
L’aspetto visivo è forse la scelta più controversa dell’intero progetto. Screamer è un mix di anime anni Novanta, cyberpunk e luci al neon che trasuda da ogni fotogramma. La città di Neo Rey, dove si svolge il torneo, sembra provenire da un episodio perduto di Cowboy Bebop diretto da qualcuno ossessionato da Initial D. Le auto funzionano come estensioni dei loro piloti, con silhouette aggressive e livree che raccontano storie ancor prima di accendere il motore. Può risultare audace, ma è un’estetica con una visione coerente, e in un’epoca in cui troppi prodotti scelgono l’anonimato stilistico per non scontentare nessuno, la posizione di Milestone merita rispetto.
Dove il motore perde colpi
Screamer presenta alcuni difetti, e sarebbe scorretto ometterli. La difficoltà nella campagna presenta picchi che variano dal ragionevole al sadico, un vero test per i videogiocatori di un tempo, ma Milestone ha già rilasciato una patch correttiva ad aprile, segno di attenzione ma anche di un problema concreto al lancio. Alcuni dialoghi si prolungano oltre il necessario, e in un gioco che desidera mantenere il ritmo, le frenate narrative si fanno sentire. Perché sì, la storia aggiunge un bel tocco alle gare, ma a volte si vorrebbe semplicemente gareggiare. La varietà delle modalità in singolo al di fuori della campagna potrebbe essere più ampia, e il multiplayer online crossplay fino a sedici giocatori, per quanto promettente, necessita di una community attiva per esprimere il suo potenziale. Alcuni colpi di scena verso la conclusione, infine, risultano un po’ prevedibili per chi ha una minima familiarità con la scrittura, ma ci sta. Il prezzo potrebbe non favorire il gioco, per molti potrebbe risultare eccessivo, e da questo punto di vista una demo potrebbe essere utile.
Un segnale importante per il gaming italiano
Ma è nel contesto generale che Screamer acquisisce il suo valore più significativo. In un periodo storico in cui l’industria videoludica italiana sta ancora cercando il proprio spazio, il progetto di Milestone rappresenta qualcosa di raro: uno studio con trent’anni di esperienza che decide di osare, abbandonando il terreno sicuro delle licenze motociclistiche per puntare su una proprietà intellettuale originale con un’identità autoriale molto forte. Screamer è un progetto innovativo che utilizza il passato come trampolino. Dimostra che uno studio italiano può competere nel campo dell’estetica anime senza apparire come un turista, e che un arcade racer nel 2026 può essere sia accessibile che profondo, narrativo e adrenalinico, bello da vedere e complesso da padroneggiare. Chi nel ’95 accendeva quel PC e attendeva il caricamento di Screamer difficilmente avrebbe immaginato che trent’anni dopo avrebbe letto di un suo ritorno. E che quel ritorno sarebbe stato così positivo.
Bentornato, vecchio amico.
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