Confcooperative: più di 2.000 individui in difficoltà occupati, un vantaggio di 10 milioni per la Pubblica Amministrazione.
Un sistema che integra inclusione, occupazione e sviluppo economico e sociale, capace di creare valore per gli individui e per la comunità. Un sistema che, grazie ai vantaggi che offre alla società, necessita di essere riconosciuto e supportato. Questa è l’immagine che si delinea dalla ricerca sulla cooperazione per l’inserimento lavorativo nella regione, condotta per conto di Confcooperative Federsolidarietà Emilia Romagna da Social Seed. Lo studio è stato presentato questa mattina di fronte a 300 partecipanti riuniti all’Hotel Savoia Regency di Bologna, in apertura della sessione pubblica dell’assemblea regionale della Federazione intitolata “Oltre il giardino. L’economia sociale per i diritti, contro le disuguaglianze”. Al centro dell’analisi ci sono le 170 cooperative sociali di tipo B e A+B associate a Confcooperative Federsolidarietà Emilia Romagna, che costituiscono uno dei fondamenti del sistema di welfare regionale e delle politiche attive per il lavoro. In queste realtà sono 2.135 le persone svantaggiate inserite nel mondo del lavoro ai sensi della legge 381/91, un dato che chiarisce l’entità e l’impatto di un modello imprenditoriale focalizzato sull’interesse delle comunità e dei territori. Non si tratta di un semplice adempimento normativo. I dati mostrano infatti che nelle cooperative esaminate si registrano 66 lavoratori svantaggiati ogni 100 lavoratori ordinari, rispetto a un minimo previsto dalla normativa del 30%, un valore più che doppio rispetto a quanto stabilito dal legislatore. Un indicatore che racconta una scelta strutturale e identitaria: utilizzare il lavoro come strumento di inclusione e autonomia, superando gli obblighi di legge. “La cooperazione sociale di tipo B rappresenta una delle forme più avanzate dell’economia sociale, capace di unire impresa e interesse collettivo. Non siamo semplicemente fornitori di servizi, ma attori che promuovono inclusione, diritti e partecipazione, contribuendo in modo tangibile alla creazione di comunità più unite e a un modello di sviluppo più giusto”, ha affermato durante il suo intervento di apertura Antonio Buzzi, presidente Confcooperative Federsolidarietà Emilia Romagna. La ricerca offre anche un’analisi dettagliata delle fragilità individuate dal sistema cooperativo. La percentuale più significativa riguarda le persone con disabilità fisica e/o sensoriale (36%), seguite da individui con dipendenze (20%) e da persone con disabilità psichica (18%). Un quadro che mette in luce la capacità delle cooperative sociali di affrontare bisogni complessi, multidimensionali e in continua evoluzione. Accanto alla dimensione sociale, emerge con forza anche quella economica. Secondo le stime elaborate dalla ricerca, basate su un modello di analisi sviluppato a partire da uno studio realizzato nel 2017 da AICCON e dal Centro Studi Socialis, che ha misurato il risparmio generato per i bilanci pubblici dagli inserimenti lavorativi effettuati da cooperative sociali di tipo B in Emilia-Romagna attraverso il metodo di valutazione Valoris (Venturi, Rago, Chiaf, 2017), ogni lavoratore svantaggiato inserito produce un risparmio medio annuo per la spesa pubblica pari a 4.783 euro. Proiettando questo dato sui 2.135 lavoratori occupati nelle cooperative associate, si stima un impatto complessivo superiore ai 10 milioni di euro annui. Un risultato che dimostra come la cooperazione sociale non rappresenti un costo, ma un investimento capace di generare benefici concreti per l’intero sistema pubblico. Il valore di questo modello si misura anche nella qualità dei percorsi attivati. Gli inserimenti lavorativi sono infatti accompagnati da un’intensa attività di tutoraggio e supporto: il rapporto medio è di un operatore ogni 7 lavoratori svantaggiati, con una mediana di 1 a 4, a conferma della diffusione di interventi personalizzati e della centralità della relazione nei processi di inclusione. “La ricerca evidenzia il valore generato dalla cooperazione sociale di inserimento lavorativo, non solo in termini di inclusione ma anche di impatto economico, sottolineando un contributo spesso non completamente riconosciuto nei tradizionali sistemi di misurazione – ha commentato il presidente Confcooperative Emilia Romagna, Francesco Milza –. In un periodo storico globale caratterizzato da profondi cambiamenti, il contributo della cooperazione diventa sempre più strategico per garantire diritti, creare opportunità e rafforzare la coesione delle comunità”. I risultati si collocano all’interno di un sistema cooperativo ampio e ben strutturato. Confcooperative Federsolidarietà Emilia Romagna conta attualmente oltre 451 cooperative sociali associate, 23.303 soci, 30.510 addetti e un volume di attività che supera 1,5 miliardi di euro. Più in generale, secondo l’aggiornamento dell’Albo regionale a febbraio 2026 riportato nella ricerca di Social Seed, la cooperazione sociale iscritta all’Albo in Emilia-Romagna conta 679 imprese. Un sistema che si distingue anche per il peso occupazionale a livello nazionale: come riportato nella relazione, le cooperative sociali hanno impiegato oltre 60.000 lavoratori retribuiti, di cui circa 16.500 nelle cooperative A+B (26%) e circa 3.600 nelle cooperative di tipo B (6%). Nello stesso anno, i lavoratori delle cooperative sociali emiliano-romagnole rappresentavano il 12,2% del totale nazionale, a fronte di un’incidenza dell’occupazione regionale sull’occupazione complessiva pari all’8,6%.
Dati che confermano l’Emilia-Romagna come uno dei principali punti di riferimento del sistema cooperativo italiano e la cooperazione sociale come attore di rilievo, non solo nella gestione dei servizi, ma anche nella creazione di risposte innovative e integrate, di fronte a un sistema chiamato a confrontarsi con sfide sempre più complesse: l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle disuguaglianze, la crescita dei bisogni sociosanitari e la trasformazione del mercato del lavoro. È proprio su questi temi che si è articolata l’assemblea regionale, che nella parte pubblica svoltasi durante la mattinata ha proposto un confronto articolato tra mondo cooperativo, istituzioni e accademia. Dal lavoro come strumento di dignità e inclusione, al futuro del lavoro sociale tra nuovi bisogni e carenza di figure professionali, fino al ruolo della cooperazione nell’innovazione sociale e nella costruzione di modelli di welfare più sostenibili e inclusivi. La presenza del presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale ha rappresentato un momento significativo per l’assemblea, all’interno di una nutrita e qualificata partecipazione istituzionale che ha accompagnato l’intera mattinata dei lavori. Accanto al presidente, sono intervenuti infatti gli assessori regionali Giovanni Paglia (Lavoro), Massimo Fabi (Salute) e Isabella Conti (Welfare), offrendo un contributo articolato sui principali ambiti di competenza e confermando l’attenzione della Regione verso il ruolo strategico della cooperazione sociale nella costruzione delle politiche di inclusione, salute e welfare. “L’economia sociale rappresenta uno dei tratti identitari più forti dell’Emilia-Romagna. Per questo abbiamo proposto di inserirla, insieme al lavoro e al clima, tra gli assi strategici del nuovo Patto per la Regione – ha sottolineato de Pascale -. È un modello che interpreta in modo concreto l’idea che la crescita economica debba generare anche giustizia sociale, valorizzando il lavoro e offrendo a ogni persona la possibilità di contribuire allo sviluppo della comunità, a partire dalle situazioni di maggiore fragilità. Un modello che vede nella cooperazione sociale, e in particolare in quella di inserimento lavorativo di persone svantaggiate, un pilastro fondamentale. In Emilia-Romagna esistono esperienze diffuse e di grande qualità che vogliamo rafforzare e rendere sempre più accessibili. La nuova legge sull’economia sociale va in questa direzione: sostenere e sviluppare modelli già maturi e qualificati, trasformandoli in opportunità per l’intero territorio regionale”.LE DICHIARAZIONI DEGLI ASSESSORI “L’economia sociale rappresenta un paradigma fondamentale per il nostro territorio, perché afferma con chiarezza che il lavoro non è un costo, ma un valore. La qualità e la dignità del lavoro determinano la forza del sistema economico e sociale dell’Emilia-Romagna. Per questo è fondamentale che le istituzioni permettano a tutte e tutti di poter accedere al mondo del lavoro ed essere parte attiva della comunità: garantendo continuità a chi ha già opportunità di lavoro e sostenendo con convinzione chi attraversa momenti di maggiore fragilità”. Giovanni Paglia, assessore al Lavoro Regione Emilia-Romagna “La cooperazione sociale rappresenta un elemento storico e fondativo del sistema di cura dell’Emilia-Romagna, contribuendo in modo sostanziale a quello che definiamo capitale sociale, fatto di qualità dell’assistenza ma anche di valori come solidarietà e responsabilità verso la comunità. Oggi siamo chiamati ad affrontare criticità importanti, a partire dalla carenza di personale sanitario e sociosanitario, che richiedono un impegno condiviso tra sistema pubblico e cooperazione per creare nuove opportunità professionali. In questo quadro, investire in salute significa generare valore: non solo in termini economici, ma nella qualità e appropriatezza delle risposte ai bisogni dei cittadini. La cooperazione, nel solco dell’economia sociale, è parte integrante di questo modello, anche attraverso strumenti come la coprogettazione e l’amministrazione condivisa”. Massimo Fabi, assessore alla Salute Regione Emilia-Romagna “Le cooperative sociali rappresentano un pilastro imprescindibile del sistema di welfare dell’Emilia-Romagna, non solo nella gestione dei servizi, ma anche come volano di pensiero e stimolo di riflessione per il sistema pubblico. Il loro radicamento nei territori e il lavoro quotidiano accanto alle persone, in particolare nell’ambito della non autosufficienza e delle fragilità, contribuiscono in modo determinante a migliorare la qualità dell’assistenza. Le sfide che abbiamo di fronte, a partire dall’invecchiamento della popolazione e dal crescente senso di solitudine, ci impongono una revisione dei servizi in chiave di prossimità e territorialità. In questo percorso, la cooperazione sociale è un alleato fondamentale per costruire risposte più efficaci e più vicine ai bisogni delle persone”. Isabella Conti, assessore al Welfare Regione Emilia-Romagna
I commenti sono chiusi.