Ferrara riscopre i suoi artigiani: 150 persone in viaggio nella città antica

C’è una città che si lascia scoprire soltanto quando si rallenta il passo e si impara ad ascoltare le storie custodite tra le sue mura. È la Ferrara degli artigiani, dei mercanti e dei maestri che, con il loro ingegno, hanno contribuito a costruirne la bellezza. Un patrimonio che torna a parlare grazie a “Storie di artigiani e mercanti nella Ferrara antica”, l’iniziativa promossa da Confartigianato Ferrara che, al secondo appuntamento, ha raccolto circa 150 partecipanti.
Un viaggio nell’Addizione di Borso d’Este, accompagnati da Francesco Buttino, che ha guidato il gruppo lungo un itinerario capace di intrecciare architettura, storia e cultura del saper fare. Partenza da Palazzo Tassoni, tra fattori generali e architetti di corte, poi la chiesa di Santa Francesca Romana, la porta di San Pietro e il monastero di Sant’Antonio in Polesine, con la memoria della Beata Beatrice e dei maestri ebanisti Canozi. Fino alle meraviglie di Palazzo Costabili, in un percorso che ha restituito profondità e volti a una parte preziosa dell’identità cittadina.
Ma la sorpresa più inattesa è arrivata dalla chiesa di Sant’Apollonia. Le sue porte, chiuse dal 1972, si sono eccezionalmente aperte al pubblico, regalando ai partecipanti un’occasione rara e un piccolo momento di storia. Un’apertura capace di trasformare una visita in una scoperta, riportando alla luce un luogo rimasto a lungo lontano dagli occhi dei ferraresi. Il percorso si è concluso al Baluardo dell’Amore, dove il racconto ha allargato lo sguardo dal patrimonio estense al valore universale del lavoro artigiano. Dalle preziose targhe d’argento di Giannantonio Leli da Foligno, testimonianza delle mura ferraresi in epoca estense, una riflessione ha attraversato la téchne greca, il diritto romano e la tradizione cristiana: radici diverse di una cultura che riconosce nel saper fare una delle proprie espressioni fondamentali.
A rendere tangibile questo legame tra passato e presente, quattro manufatti: un cilindro pneumatico e un giunto elastico realizzati nel territorio, una coppia di pane ferrarese e un piatto di ceramica graffita estense. Oggetti lontani per funzione e materia, ma accomunati dalla stessa capacità di trasformare conoscenza, tecnica e creatività in valore.
È qui il senso dell’iniziativa di Confartigianato: non limitarsi a custodire la memoria, ma mostrare come l’eredità di una città continui a vivere nei mestieri e nelle imprese di oggi. Perché la storia racconta da dove veniamo, mentre l’artigianato dimostra, ogni giorno, che quella storia non ha smesso di essere scritta.
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