In un decennio a Ferrara si sono chiusi più di 1000 esercizi commerciali.
Negli ultimi dieci anni, in Italia si sono persi oltre 86.000 negozi di prossimità, con un saldo negativo che supera le 106.000 unità rispetto al massimo registrato nel 2018. In Emilia-Romagna la situazione non è migliore, con una perdita di 8.019 unità nello stesso arco temporale. A Bologna, tra il 2015 e il 2025, il saldo è negativo per quasi 1.482 unità. Nella regione, anche Ferrara ha visto la chiusura di oltre 1.000 negozi (-1.099), seguita da Ravenna (-1.046) e Modena (-1.031). La situazione è decisamente meno grave a Piacenza (-462) e Rimini (-572).
Questo non rappresenta solo un dato allarmante, ma è un chiaro indicatore di città che si svuotano, di relazioni che si indeboliscono e di comunità che rischiano di perdere i propri storici punti di riferimento. Il declino del commercio di prossimità non incide solo sull’economia, ma ha un impatto diretto sulla qualità della vita urbana e sulla coesione sociale dei territori.
Come spesso accade, le province mostrano dinamiche e velocità diverse. Tuttavia, dai territori emerge con forza l’importanza dei negozi di vicinato, non solo per sostenere l’economia locale, ma anche per promuovere socialità e integrazione.
A partire da un’analisi dettagliata di questo contesto, Nomisma presenta la prima edizione dell’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale, proponendo un approccio strutturato in grado di tradurre i dati in azioni concrete e progetti, con l’intento di sviluppare nuovi modelli sostenibili per il rilancio dell’economia territoriale.
Commercio di prossimità: un trend negativo che, tra aperture e chiusure, ridisegna i territori
Tra il 2015 e il 2025, il commercio locale ha attraversato una fase di significativa trasformazione, con un saldo delle unità locali a livello nazionale che mostra un calo del -6,7% negli ultimi dieci anni, raggiungendo nel 2025 il punto più basso dell’intero periodo di osservazione.
La dinamica è sostanzialmente simile in Emilia-Romagna, dove la contrazione complessiva è pari a -9,5%, sebbene con intensità variabili tra le diverse province. Nello specifico, a Bologna la flessione registrata nello studio di Nomisma è stata del -8,3%, mentre le contrazioni più significative riguardano Ferrara (-15,8%) e Ravenna (-13,1%). In regione, Rimini ha invece registrato la perdita più contenuta (-5,9%).
| N° UNITA’ | Var% 2015-2025 |
| BOLOGNA | -8,3% |
| FERRARA | -15,8% |
| FORLI’ – CESENA | -10,5% |
| MODENA | -8,5% |
| PARMA | -8,1% |
| PIACENZA | -8,0% |
| RAVENNA | -13,1% |
| REGGIO EMILIA | -10,4% |
| RIMINI | -5,9% |
| TOTALE E.R. | -9,5% |
Fonte: Nomisma – Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale
Gli addetti aumentano in tutte le province dell’Emilia-Romagna: + 16,8% tra il 2015 e il 2025
A fronte di una crescita degli addetti nel settore pari a +21,2% a livello nazionale, anche tutte le province dell’Emilia-Romagna mostrano un segno positivo, con punte del +22,4% a Rimini, del +20,5% a Modena e del +20,3% a Parma. A Bologna, l’incremento degli addetti si attesta a un comunque positivo +16,6%.
Nel complesso, nel 2025 gli addetti che operano nel settore del commercio locale dell’Emilia-Romagna superano le 218.000 unità.
| N° ADDETTI | Var% 2015-2025 |
| BOLOGNA | 16,6% |
| FERRARA | 9,0% |
| FORLI’ – CESENA | 16,9% |
| MODENA | 20,5% |
| PARMA | 20,3% |
| PIACENZA | 18,0% |
| RAVENNA | 9,8% |
| REGGIO EMILIA | 14,4% |
| RIMINI | 22,4% |
| TOTALE E.R. | 16,8% |
Fonte: Nomisma – Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale
Dinamiche differenti a seconda del settore di attività
A livello settoriale, il commercio di prossimità è il più colpito, mentre la ristorazione si espande, confermandosi il comparto più dinamico. La perdita di negozi di vicinato interessa in particolare i settori della cultura e svago e tessile, abbigliamento e accessori (in calo sia per numero di esercizi che di addetti), insieme a comparti tradizionali come ferramenta, gioiellerie, mobili e alimentari.
Segnali più incoraggianti emergono invece dal commercio di articoli per l’edilizia e da quello relativo alla cura della persona, sostenuti rispettivamente dalle dinamiche del ciclo edilizio e da un aumento della domanda di servizi. Tuttavia, la ristorazione si conferma il principale motore di crescita, con incrementi sia nel numero delle imprese attive che degli addetti.
Ricavi in crescita, ma non per tutti: si amplia il divario tra piccoli e grandi
L’analisi dei bilanci condotta da Nomisma consente di interpretare in chiave economica le trasformazioni del commercio di prossimità, evidenziando dinamiche di crescita accompagnate da forti squilibri. Nel periodo 2015-2024, per le imprese “sopravvissute” i ricavi sono aumentati in media del +37,6% a livello nazionale, pur presentando significative disomogeneità. Mentre le grandi imprese mostrano performance solide e in espansione, le piccole realtà affrontano una crescente pressione sulla sostenibilità economica, con un conseguente ampliamento del divario competitivo.
Le differenze emergono chiaramente anche a livello settoriale: gli articoli per l’edilizia rappresentano il comparto più dinamico, con una crescita dei ricavi del +59,8%, seguiti dalla ristorazione e dal segmento dei bar (rispettivamente +54,6% e +51,2%), dagli alimentari e bevande (+44,4%) e dalle ferramenta (+41,0%), che rafforzano il proprio ruolo non solo economico ma anche sociale nei contesti di riferimento. Andamenti leggermente più moderati ma stabili si osservano nella gioielleria (+33,3%) e nel comparto della salute e cura della persona (+29,1%).
Più complessa, invece, la situazione dei settori tessile, abbigliamento e accessori e di quello relativo a cultura e svago, che registrano le performance più deboli dell’intero periodo di osservazione (rispettivamente +16,5% e +13,3%). Su questi comparti influiscono la contrazione dei consumi discrezionali, la crescente concorrenza dei canali online e una maggiore difficoltà di recupero nel post-pandemia.
Costi di compravendita dei negozi in calo, affitti in aumento: il paradosso del commercio locale
La progressiva diminuzione delle unità locali attive evidenzia una fase di difficoltà per il commercio locale, maggiormente penalizzato rispetto al commercio all’ingrosso e all’e-commerce. In questo contesto, l’analisi presentata nell’Osservatorio di Nomisma riguardo ai prezzi di vendita e ai canoni di locazione tra il 2015 e il 2025 restituisce un quadro contraddittorio: a fronte di una riduzione media dei valori di compravendita dei negozi pari a -9,0% a livello nazionale, i canoni di affitto hanno registrato un incremento del +12,9%, evidenziando la crescente pressione dei valori immobiliari sugli esercizi commerciali locali come una delle principali cause di espulsione dal mercato.
Anche queste dinamiche si manifestano in modo differenziato nei vari territori dell’Emilia-Romagna: per quanto concerne i prezzi di compravendita dei negozi, in regione si osserva un calo generalizzato tra il 2015 e il 2025, con Parma che segna un pesante -23,2% contro il -20,6% di Forlì-Cesena.
A Bologna la flessione è stata del -13,9%, mentre solo Rimini mostra una sostanziale stabilità, con la contrazione che si ferma a -2,4%.
| PREZZI DI COMPRAVENDITA | Var% 2025-2015 |
| Bologna | -13,9% |
| Ferrara | -15,4% |
| Forlì-Cesena | -20,6% |
| Modena | -10,5% |
| Parma | -23,2% |
| Piacenza | -9,4% |
| Ravenna | -12,7% |
| Reggio Emilia | -14,5% |
| Rimini | -2,4% |
Fonte: Nomisma – Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale
Per quanto riguarda l’andamento dei canoni di affitto, infine, l’incremento maggiore negli ultimi dieci anni si registra a Piacenza (+31,7%), seguita a grande distanza da Rimini (+10,9%) e Reggio Emilia (+9,8%). A Bologna, l’aumento dei canoni dei negozi è stato pari a +2,4%, mentre risultano addirittura in calo a Forlì-Cesena (-1,5%) e Parma (-0,8%).
| CANONI DI LOCAZIONE | Var% 2025-2015 |
| Bologna | 2,4% |
| Ferrara | 0,6% |
| Forlì-Cesena | -1,5% |
| Modena | 7,5% |
| Parma | -0,8% |
| Piacenza | 31,7% |
| Ravenna | 6,4% |
| Reggio Emilia | 9,8% |
| Rimini | 10,9% |
Fonte: Nomisma – Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale
“Dall’analisi dei dati, emerge chiaramente che in Emilia-Romagna, i settori del commercio locale con le migliori performance sono sostenuti da fattori esterni (boom turistico, effetti della pandemia da Covid-19 e bonus edilizi), lasciando indietro le altre categorie merceologiche e imponendo tanto ai decisori pubblici quanto agli operatori privati di prendere decisioni audaci. Il commercio locale, infatti, oltre alla sua funzione economica, contribuisce alla salvaguardia della socialità, integrazione e sicurezza nei contesti urbani e rurali: la creazione di reti capaci di trattenere sui territori i consumi dei cittadini è una sfida da affrontare al più presto” – ha commentato Francesco Capobianco, Head of Public Policy di Nomisma.
I commenti sono chiusi.