Lula vince le elezioni in Brasile e conquista il quarto mandato, Bolsonaro contesta il risultato

Lula vince in Brasile con il 51,79% e ribalta il risultato del primo turno. Conquista così il quarto mandato della sua carriera. Flávio Bolsonaro rifiuta la sconfitta e chiede l’annullamento delle elezioni.
Quattro milioni e quattrocentomila voti separano Luiz Inácio Lula da Silva da Flávio Bolsonaro. Con il 51,79% contro il 48,21% dello sfidante di destra, il presidente brasiliano ha conquistato il quarto mandato e ribaltato il risultato del primo turno. Dal ritorno alla democrazia nel 1988, nessun candidato alla presidenza era riuscito a vincere dopo essere arrivato secondo nella prima votazione.
Bolsonaro ha rifiutato di riconoscere la sconfitta e chiesto l’annullamento delle elezioni. Lula ha raggiunto i sostenitori nelle strade di San Paolo, dove ha celebrato una «sconfitta per la negatività e le bugie» e scandito «lunga vita alla democrazia».
Il recupero di Lula e il peso degli astenuti
Il 4 ottobre Bolsonaro aveva ottenuto il 47% dei consensi, contro il 45% del presidente uscente. Forte del sostegno del padre Jair, il senatore si era presentato al ballottaggio in vantaggio. La campagna di Lula ha concentrato gli sforzi sui 33 milioni di elettori che avevano disertato il primo appuntamento con le urne.
Domenica il Brasile ha registrato la maggiore riduzione delle astensioni fra primo e secondo turno delle presidenziali dal 1989. Il recupero ha consentito al leader di sinistra di assicurarsi altri quattro anni alla guida del Paese.
L’ex operaio siderurgico, che martedì compirà 81 anni, aveva già governato per due mandati consecutivi, da gennaio 2003 a dicembre 2010, prima di tornare alla presidenza nel gennaio 2023. Sarà il primo presidente brasiliano a ricoprire l’incarico per quattro mandati. Il prossimo inizierà il 5 gennaio e durerà fino al 2030.
Davanti alla folla di San Paolo, Lula ha promesso il miglior mandato presidenziale della storia del Brasile. «Sarà quello in cui ascolterò di più il popolo brasiliano», ha assicurato. Al suo fianco, il vicepresidente Geraldo Alckmin gli ha rivolto un riconoscimento diretto. «Per la seconda volta, hai salvato la democrazia brasiliana».
La proroga del voto e la richiesta di annullamento
La contestazione di Bolsonaro arriva dopo una decisione della Corte Suprema, che domenica sera ha prolungato di due ore l’apertura dei seggi. Entrambi i candidati avevano chiesto più tempo per votare, con motivazioni differenti.
La squadra di Lula aveva denunciato la mancanza di autobus necessari agli elettori per raggiungere i seggi a San Paolo e Bahia. La campagna di Bolsonaro aveva richiamato le forti piogge che avevano colpito alcune zone del sud del Brasile e San Paolo.
Il provvedimento è arrivato a ridosso della chiusura delle votazioni. Alcuni seggi avevano già terminato le operazioni e non hanno potuto riaprire. Il presidente della Corte Suprema Kassio Nunes Marques, nominato da Jair Bolsonaro, ha confermato la vittoria di Lula e assicurato che la proroga non ha compromesso la regolarità del voto né lo spoglio.
Flávio Bolsonaro si preparava invece a pronunciare un discorso di vittoria. Dopo la diffusione dei risultati, li ha definiti «inspiegabile» e «impossibile» e ne ha chiesto l’annullamento.
Le possibilità di ottenere una nuova votazione restano remote, secondo gli esperti di diritto elettorale interpellati dalla BBC Brasil. Fernando Neisser, dell’Istituto degli Avvocati di San Paolo, considera l’operazione «difficile dal punto di vista legale», anche per il margine relativamente ampio fra i candidati. La tenuta della richiesta dipenderebbe dagli argomenti presentati dai legali dello sconfitto.
Alberto Rollo richiama un altro ostacolo. Le date delle presidenziali sono fissate dalla Costituzione brasiliana, una disposizione che renderebbe ancora più difficile ottenere l’annullamento.
Il rapporto con Washington e il precedente di Jair Bolsonaro
Il quarto mandato arriva dopo una campagna duramente combattuta e dovrà fare i conti con difficoltà interne e internazionali, fra cui l’ostilità di Donald Trump.
Nel discorso di vittoria Lula ha risposto alla cosiddetta «Dottrina Donroe», con cui il presidente statunitense rivendica il predominio di Washington nell’emisfero occidentale. Il Brasile, ha ribadito, «non accetterà di essere il cortile di casa di nessuno».
Trump aveva sostenuto Jair Bolsonaro, che sta scontando una condanna a 27 anni di carcere per il tentativo di colpo di Stato successivo alla sconfitta contro Lula nelle elezioni del 2022.All’inizio dell’anno Flávio Bolsonaro aveva incontrato il presidente americano alla Casa Bianca per chiederne l’appoggio.
La vittoria di Lula interrompe inoltre una serie di successi delle destre in America Latina. Negli ultimi appuntamenti elettorali, Argentina, Cile e Colombia avevano portato al governo candidati e partiti di destra.
Le congratulazioni dall’Europa e dal Sudafrica
Trump non ha ancora commentato il risultato. Da altre capitali sono arrivati messaggi di congratulazioni e proposte di collaborazione.
Il presidente ecuadoriano Daniel Noboa Azin ha ricordato che i Paesi della regione hanno «nemici comuni, sfide condivise e molto da guadagnare lavorando insieme».
Per la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen hanno vinto «la democrazia e il multilateralismo». Il premier spagnolo Pedro Sánchez, anch’egli alla guida di un governo di sinistra, ha parlato di una «grande vittoria» e affermato che «il ritorno del progressismo globale è appena iniziato».
Emmanuel Macron ha invitato Francia e Brasile a lavorare insieme «al servizio di un mondo più giusto». Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha accolto la riconferma di Lula come una vittoria per «il Sud del mondo e per le forze progressiste di tutto il mondo».
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