Pizzo alle prostitute: condanne per la coppia albanese a Ferrara

Pizzo alle prostitute: condanne per la coppia albanese a Ferrara 1

La coppia albanese, formata da un uomo di 51 anni e una donna di 50 anni, è stata condannata in primo grado dal tribunale di Ferrara. La pena per il primo prevede 6 anni e 3 mesi di reclusione più una multa di 3.200 euro. Alla donna sono stati inflitti 4 anni e 10 mesi, con un'ammenda di 1.600 euro. La condanna è stata pronunciata giovedì 29 ottobre. L'accusa principale riguarda l'aver costretto le prostitute a pagare un pizzo per il diritto di vendere il proprio corpo in un tratto di strada specifico.

L'accusa di sfruttamento della prostituzione riguarda gli eventi verificatisi tra il 2019 e il 2020. La zona interessata si trova tra via Bologna e via Wagner, vicino al centro commerciale Ipercoop Il Castello. Un'altra donna, sua connazionale di 54 anni, è stata processata insieme a loro. Tuttavia, il collegio giudicante l'ha assolta perché ritenuta non colpevole del fatto.

La procuratrice Barbara Cavallo della Procura di Ferrara ha ricostruito che i tre imputati chiedevano alle prostitute un contributo settimanale di 150 euro. Questo denaro era richiesto per permettere alle donne di esercitare la propria attività sulla strada. Le prostitute, a loro volta, erano sotto il controllo dei loro protettori.

Questa dinamica è continuata fino allo sgombero dell'organizzazione piramidale guidata dagli imputati, avvenuto per opera dei carabinieri.

Uno dei metodi usati per ottenere il denaro era la forza fisica. Una delle donne sfruttate, ex fidanzata del condannato di 51 anni, lo ha testimoniato in aula. Secondo la sua testimonianza, i colpi ricevuti in un'occasione le hanno causato l'aborto del figlio che stava portando in grembo.

La donna ha inoltre riferito al tribunale di aver subito il furto della borsa e dei documenti da parte dell'uomo. Ha raccontato che, quando tentava di fuggire, lui la inseguiva più volte per riprenderla e impedire la fuga.

Durante l'udienza, l'imputato di 51 anni ha negato tutte le accuse. Ha cercato di ribaltare la distribuzione delle responsabilità all'interno della vicenda: "Non è vero che ha perso il figlio perché io l’ho picchiata. Ho combattuto contro tutto ciò e alla fine mi sono rovinato la vita. Oggi mi trovo in mezzo alla strada e senza famiglia. Era lei che voleva sfruttarmi. Veniva a Ferrara, lavorava una settimana, faceva i soldi e poi tornava a Roma. Mi usava. Io ero una sorta di benefattore per lei. Poi, quando ho smesso di farle i favori che voleva, per vendetta mi ha accusato".

Prima del dibattimento, altre quattro persone erano finite a processo. Hanno però chiuso la loro posizione attraverso riti alternativi e hanno ricevuto le relative condanne.

I commenti sono chiusi.