Ortofrutta, export italiano in crescita ma salgono costi e importazioni: l’analisi di Marco Salvi
L’export italiano di ortofrutta tiene nel primo semestre del 2026, ma dietro ai dati positivi in valore si fanno sentire gli effetti delle guerre, dell’aumento dei costi di produzione e delle difficoltà logistiche. A fare il punto è il ferrarese Marco Salvi, presidente di Fruitimprese e alla guida di Salvi Vivai, realtà di Ferrara, commentando i dati Istat sul commercio estero elaborati dall’associazione.
Nei primi sei mesi dell’anno le esportazioni italiane di frutta e verdura non trasformata sono aumentate del 4,4% in valore, mentre sono diminuite del 3,4% in quantità rispetto allo stesso periodo del 2025. Parallelamente, le importazioni sono cresciute dell’1,6% in volume e del 7,1% in valore, portando la bilancia commerciale in negativo per 20,4 milioni di euro. Ancora più marcato il divario in quantità: le importazioni superano le esportazioni di quasi 300mila tonnellate, precisamente 297.478.
Per la frutta fresca, principale voce dell’export italiano, i volumi sono diminuiti dello 0,8%, mentre il valore è cresciuto del 3,1%. Le mele, che rappresentano oltre la metà delle esportazioni del comparto, hanno registrato una flessione del 4,34% in volume e dello 0,79% in valore. Crescono invece le esportazioni di kiwi, trainate anche dalle nuove varietà gialle e rosse, con un +12,32% in quantità e un +16,93% in valore. Bene anche le fragole, che nei primi sei mesi dell’anno hanno segnato +15,76% in volume e +14,92% in valore. Ancora negativo, invece, l’andamento delle pere, per le quali si guarda alla campagna autunnale.
A fronte del rallentamento di alcune produzioni nazionali, l’import di frutta fresca è aumentato del 5,9% in volume e del 7,5% in valore, segnale della crescente necessità per le aziende di rivolgersi ai mercati esteri quando il prodotto italiano non è disponibile.
Particolarmente evidente il fenomeno nel comparto degli agrumi. Nei primi sei mesi del 2026 i volumi esportati sono diminuiti del 14,7%, mentre il valore ha contenuto la flessione al 3,4%. Al contrario, le importazioni sono aumentate del 29,5% in quantità e del 32,4% in valore, determinando una bilancia commerciale negativa per oltre 20 milioni di euro. A fronte della crescita del valore dell’export dei limoni, pari al 17,04%, le arance hanno registrato un calo del 21,61% in volume e del 17,50% in valore.
Nel complesso, secondo Salvi, i risultati dell’export sono “soddisfacenti”, ma già nei primi mesi dell’anno erano evidenti le conseguenze delle tensioni internazionali. “Le guerre in atto hanno provocato un aumento generalizzato dei costi di produzione e importanti difficoltà logistiche, in particolare per chi si rivolge ai mercati asiatici”, osserva.
Un tema particolarmente delicato in vista della nuova campagna commerciale. “In queste settimane stanno salpando i primi carichi di mele e, al momento, non vengono segnalate difficoltà per il passaggio del Canale di Suez”, spiega Salvi. Per raggiungere i Paesi arabi, invece, “siamo costretti ad utilizzare il trasporto combinato nave-treno dal porto di Al Fujairah, oppure quello di Jedda e proseguire con i Tir con tragitti di oltre 2.000 km”.
La conseguenza, sottolinea il presidente di Fruitimprese, è un ulteriore aggravio per le imprese. “In pratica all’incremento generale dei costi di produzione, dovuti all’aumento dei combustibili, dobbiamo aggiungere quelli logistici per una campagna di esportazione che registrerà un aggravio per gli operatori tra il 20 e il 30%”.
Alle difficoltà logistiche si sommano quelle produttive. “Le vendite dell’uva da tavola non stanno rispettando le aspettative, mentre la raccolta è ostacolata dal caldo e dall’umidità che non consentono di conservare a lungo il prodotto”. Per i kiwi, invece, Salvi prevede “un raccolto in aumento per le varietà gialle e una riduzione della produzione per il kiwi verde”, mentre in Grecia, principale competitor dell’Italia, la produzione sarebbe in aumento del 30%.
Anche sul fronte degli agrumi il clima sta modificando i calendari. “In Spagna si prevedono due settimane di anticipo sulla raccolta ed è probabile che anche da noi il caldo stravolgerà i calendari produttivi”, afferma Salvi. Qualche segnale positivo arriva invece dalle pere Abate, con una produzione ancora lontana dai livelli di dieci anni fa, ma “leggermente in crescita rispetto alle recenti annate disastrose”.
Tra gli elementi di maggiore interesse per il settore ci sono poi le aperture di nuovi mercati. Durante l’estate si sono concluse le trattative per l’apertura del mercato vietnamita ai kiwi italiani e di quello dell’Ecuador alle pere. Nelle prossime settimane, inoltre, è prevista la possibilità di spedire la prima uva da tavola italiana in Sudafrica, risultato al quale ha contribuito anche la missione istituzionale del ministro Francesco Lollobrigida dello scorso giugno, alla quale Fruitimprese ha partecipato.
Sul fronte europeo, Salvi segnala invece diversi nodi ancora aperti, dalle nuove tecniche genomiche alla riforma delle norme sugli agrofarmaci. “Mentre per le NGT (Nuove Tecniche Genomiche) ci sarà ancora molto da attendere per avere i primi risultati ed è in stallo la riforma delle norme sugli agrofarmaci, contrariamente a quanto dichiarato dal Commissario Hansen si continuano a togliere principi attivi dal mercato e non si forniscono alternative valide agli agricoltori”.
Infine, il presidente di Fruitimprese interviene sul regolamento europeo PPWR sugli imballaggi, che dal 12 agosto ha iniziato a produrre i primi effetti. Secondo Salvi, le nuove regole attribuiscono agli utilizzatori degli imballaggi, anziché ai fornitori, la responsabilità del rispetto degli standard europei relativi alle caratteristiche chimiche e alle prestazioni del packaging.
“Da Bruxelles non arrivano invece buone notizie”, sostiene Salvi, che sintetizza così la crescente complessità normativa per le imprese: “Dopo il commercialista e l’avvocato, saremo costretti a rivolgerci anche agli ingegneri”. E, richiamando le parole della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola al Meeting di Rimini, conclude: “La Presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola, nel corso del recente meeting di Rimini, ha definito il regolamento europeo sugli imballaggi come un insieme di norme rigide e controproducenti per le piccole e medie imprese. Per una volta noi siamo totalmente d’accordo…”.
Nel primo semestre, intanto, ha mostrato particolare vivacità anche il comparto della frutta secca, con esportazioni in aumento del 4,5% in volume e del 37,2% in valore e importazioni in crescita dell’8,6% in quantità e del 18,1% in valore, oltre quota un miliardo di euro.
Per tuberi, legumi e ortaggi, l’export ha invece registrato una diminuzione del 4% dei volumi a fronte di un aumento del 2,6% del valore. Tra le importazioni spicca il dato dei pomodori, il cui valore è aumentato del 23,24% nonostante una riduzione del 2,51% dei volumi. Cresce infine l’import di frutta tropicale, con +2,3% in quantità e +5,3% in valore. Gli ananas segnano +9,95% in volume e +15,45% in valore, mentre le banane scendono del 5,1% in quantità e del 2,35% in valore. L’avocado continua invece a crescere, con volumi in aumento del 19% e valori del 7,13%.
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